Posts Tagged ‘voto’

“C’è un mandante!”  Berlusconi esce dal voto europeo ed amministrativo con la sensazione rafforzata che il mandate “dell’operazione Noemi” esisteva davvero ed era uno dei suoi. Probabilmente il suo uomo più fidato. Il voto al netto delle polemiche e delle illazioni dimostra che il Paese conferma il suo gradimento per le forze di governo e per l’azione da esse messa in campo. La forte astensione del Sud è però un messaggio chiaro mandato da una parte del paese al premier, ma l’unico effetto che ha prodotto, paradossalmente, è stato quello di rafforzare la Lega e le istanze del nord. Costringendo Berlusconi a rinsaldare il patto con Bossi e a rinunciare al colpo di mano referendario del 21 giugno. All’appello dunque mancano quei milioni di voti del sud che avrebbero consentito al Pdl di crescere e percentualmente avrebbero portato la Lega sotto il 10% e il Pd sotto il 25%.

Ma i voti di pietra sono quelli dentro le urne e con quelli Berlusconi è costretto a ragionare. E dunque Berlusconi è già costretto a ragionare in modo decisivo con chi, defilato nel suo ruolo istituzionale di Presidente della Camera, ha osservato la campagna elettorale con una lontananza siderale e ora cerca di raccogliere il mancato trionfo del leader per rafforzare ulteriormente la sua strategia di smarcamento. La fondazione di Gianfranco Fini, FareFuturo, si è resa protagonista del corsivo che ha scatenato il putiferio mediatico sulle veline e che ha dato il là alla signora Lario e oggi commenta il voto con un accento critico davvero inaspettato. Ma Fini non si accontenta. E attacca direttamene il leader del Pdl, lanciando l’anatema sulla scelta referendaria di Berlusconi, maturata dopo il voto.  

Denunciando l’asse politico Pdl-Lega, richiamando la delusione del meridione e indicando la scelta referendaria Fini lancia una piattaforma politica che va ben oltre le tante posizioni di smarcamento avute in questi ultimi mesi. Delinea la propria autocandidatura al leader del centrodestra italiano, non seguendo il rito dell’attesa del delfino designato, ma lanciando un guanto di sfida politico e programmatico all’attuale leader. Sui valori personali e sulla strategia delle alleanze. Fini ha varcato il Rubicone. E si è autoassegnato il ruolo di “mandante politico” della strategia di logoramento della figura pubblica di Silvio Berlusconi.

 

I sondaggi dicono che la partita è chiusa. “Ok Jonh, sarà per la prossima vita! Prego Barack viene a risolvere questo caos globale”. Eppure la sensazione generalizzata, a maggior ragione dopo il secondo faccia a faccia fra i due candidati alla sfida presidenziale americana, che per Obama le porte della Casa Bianca siano ormai spalancate, potrebbe rivelarsi un abbaglio mediatico collettivo. E non sarebbe la prima volta nella storia americana. Basta andare indietro di soli otto anni. Gore contro Bush, presidenziali del 2000. I sondaggi della CNN allora diedero ad un certo punto, come ricordava ieri FOX News, uno stacco in favore del democratico di 11 punti (51% contro il 40%). Dopo il primo dibattito  il vantaggio per Al Gore era di 8 punti (50% contro 42%). Sappiamo tutti come è andata a finire dopo i vari spogli in Florida. Bene, è possibile che i sondaggisti, gli esperti e i commentatori prendano un’altra vola una topica colossale? Probabilmente tutto andrà come ora viene indicato, ma a 27 giorni dal voto non credo proprio che i repubblicani debbano o vogliano levare le tende da una campagna che probabilmente riserverà ancora qualche clamorosa sorpresa.

“Il Pd nei sondaggi è intorno al 30 per cento e continua a salire. È un grandissimo successo. Siamo in condizione di crescere ulteriormente.” Così Walter Veltroni ieri sera, 22 settembre 2009, a SkyTg24 intervistato da Maria Latella. Il 13 aprile il Pd alle elezioni politiche ha ottenuto il 33,1% dei voti. Il sondaggio del 22 settembre 2008  effettuato dall’Osservatorio Digis-SKYTG24 dà il Pd al 28%. Ben il 5,1% in meno. Occorre che il segretario del Pd comprenda il significato delle parole: salire, successo, crescere ulteriormente!

 

Inoltre la vicenda Alitalia, comunque vada a finire, sarà disastrosa, non tanto per il governo, quanto per il Pd in termini di consenso. I primi sondaggi già lo indicano in maniera evidente. Gli italiani sondati da IPR marketing per La Repubblica ritengono migliori le iniziative e le posizioni di Di Pietro (26%) rispetto a quelle del Pd (16%). In questa settimana decisiva nella trattativa e nella rappresentazione mediatica Di Pietro c’era, Veltroni non c’era. Di Pietro ha assunto una posizione coerente contro il governo e a sostegno dei lavoratori delle sigle che non hanno sottoscritto l’intesa con la CAI, con una presenza scenica fortissima a Fiumicino. Veltroni era a New York, per affari privati. I giornali raccontano di intese segrete fra il leader democratico ed Epifani per far saltare il tavolo e boicottare la linea tenuta, anche se in gran riserbo, da D’Alema e Letta. Di Pietro al contrario ha pressato in modo ossessivo Fantozzi, e il fatto che ora sia più autonomo nel suo ruolo di commissario straordinario rispetto alle posizioni del governo, dopo la rottura della trattativa, appare un successo del leader dell’Idv. Il cul de sac in cui la situazione si è arenata appare diretta responsabilità di un gioco “politico”, piuttosto che di una reale assenza di accordo industriale fra il sindacato e la Cai. La diretta responsabilità del fallimento potrà essere facilmente imputata, non solo dagli addetti ai lavori, ma cha della opinione pubblica alla CGIL e al leader del Pd.

 

Insomma il Pd non cresce, anzi scende e in maniera rapidissima. Il 28% di consenso è la soglia di resistenza. Uno sfondamento al ribasso potrebbe aprire scenari plumbei per il segretario del Pd. La  fuga nelle periferie non è ancora iniziata, ma il lavoro di Di Pietro sui territori locali è incessante. Il test abruzzese per il rinnovo del presidente e del consiglio regionale  potrebbe segnare una svolta decisiva nei rapporti fra Pd e Idv. L’Idv ha il suo candidato, il Pd non sa se appoggiarlo o correre da solo verso la sicura sconfitta. In più non sa come raccogliere i voti senza i potentissimi e votatissimi consiglieri e assessori uscenti ora inquisiti. Schiacciati fra la questione morale e il tarlo di un possibile sorpasso da parte dell’Idv, il Pd in Abruzzo si sta giocando una partita decisiva per il suo futuro, senza una strategia chiara.

 

Il fallimento di Alitalia e lo scacco abruzzese potrebbero rappresentare due colpi difficilmente assorbibili da parte del leader democratico.

Ha vinto il nord, ha vinto il coraggio di Berlusconi di semplificare il quadro politico lasciando fuori dalle coalizioni pezzi importanti di consenso antisinistra (Udc e La Destra): ovvero ha rinunciato all’’8% degli elettori pur di ritrovarsi affianco solo alleati ai suoi occhi fedeli. Il paese così avrà un governo stabile numericamente e ristretto ed omogeneo politicamente. La strategia di Berlusconi è stata vincente. Ha conquistato tutte le regioni in bilico (Lazio, Abruzzo, Sardegna, Calabria e Liguria) al senato e ha straripato al Nord grazie al dato eccezionale delle Lega. Premiata la battaglia su Alitalia, divenuta icona di quel nord che crede di poter ancora far volare il paese.

Il Pdl e il Pd non superano il 40% ma la strategia delle microalleanze con Lega e l’Mpa e l’Idv è risultata premiante, soprattutto per Bossi e Di Pietro, che fanno sfruttato al meglio la presenza del loro simbolo (storico) nella scheda elettorale. Si salva Casini che entra in tutti e due i rami del parlamento, ma con un ruolo che politicamente diviene marginale. Sarà interessante valutare il dato dei flussi elettorali dello scudo crociato. Probabilmente recupera molto dall’ex elettorato della Margherita e cede voti al Pdl. Ora Casini deve inventarsi un futuro e non sarà facile.

Scompare la sinistra comunista dal parlamento. L’operazione arcobaleno è stata fallimentare, oltre ogni pessimistica previsione.  La lista guidata da Bertinotti perde consenso sia a sinistra verso i partiti che si rifanno esplicitamente al comunismo (Sinistra Critica e PCL) che a destra verso il Pd che ha attratto elettori pragmatici grazie all’idea del voto utile per la governabilità.

La Destra non si espande oltre il 2,5% .

La transizione politica si avvia alla sua fuoriuscita dal tunnel, ma non è ancor finita.

Berlusconi probabilmente dividerà il suo impegno da un lato a governare il difficile momento di crisi che attanaglia il paese e dall’altro aprirà il tavolo delle grandi riforme istituzionali e sociali che l’Italia attende insieme alla opposizione.

Berlusconi vuole lasciare un segno concreto nella storia della repubblica italiana. Nei prossimi 5 anni cercherà di modificare la seconda parte della costituzione e conseguentemente la forma di governo. L’Italia da un sistema parlamentare puro passerà ad un sistema con un maggior potere nelle mani dell’esecutivo.

Infine sarà riscritta la legge elettorale, probabilmente sul modello spagnolo.

 

 

Anche in Italia arriva a pochi giorni dal voto una campagna GOTV. Un invito ai cittadini ad andare a votare ed esprimere il proprio voto. La campagna è una iniziativa spontanea della agenzia Proforma. In Spagna Zapatero sull’idea del voto da esprimere comunque con tutta la propria forza al di là dell’appartenenza politica ha costruito tutta la sua campagna. Lo spot  era davvero bello: il viaggio, l’idea della sacralità del voto, la differenza di opinioni fra la madre e il figlio che l’accompagna al seggio, la musica di sottofondo. L’idea chiave dello spot di Proforma sembra invece suggerire più che una condivisione del “sacro” gesto elettorale, l’idea  che lasciare le mani libere agli altri (quelli che votano) può essere pericoloso per chi non si esprime. Il tono e l’atmosfera sono più cupe e castrofobiche (l’assenza di musica iniziale) rispetto al viaggio dello spot spagnolo e al clima di solidarietà e di apertura. In qualche modo appare chiaro che l’invito al voto in questo spot è rivolto a tutti quelle che farebbero bene a votare perché c’è da avere paura se a votare fossero solo i propri nemici politici. Più che un invito agli astensionisti convinti o agli indifferenti, appare una chiamata alle armi di una parte politica ben determinata e delusa dalle precedenti esperienze politiche. Bella l’iniziativa, lodevole la gratuità della campagna, ma più che uno spot GOTV in senso lato, appare una operazione rivolta ad una precisa parte politica. Per altri info sull’argomento GOTV andate qui.

Nuova rilevazione Digis per SkyTG24 sull’appeal dei candidati premier. Alla domanda chi è il miglior candidato premier Il leader del PDL viene giudicato dal 46% degli italiani (-0,1% rispetto alla settimana scorsa) come il miglior candidato premier, mentre Veltroni conferma il dato del 37%. Venerdì scorso il dato fu 47% a 37% a favore di Berlusconi. Negli altri parametri il leader del Popolo della Libertà e il segretario del Pd mantengono le posizioni.Veltroni supera Berlusconi per competenza (61 a 57) e per affidabilità (46-44). Berlusconi resta il più simpatico (55 a 46) e il più capace di innovare l’Italia (42 a 36).

Sesta e ultima rilevazione della Digis sull’intenzione dei voto degli italiani. Si restringe il vantaggio di Berlusconi su Veltroni e ora la distanza fra le due coalizione ritornata a  +6,3% (-0,9%) rispetto alla rilevazione del 20 marzo: 44,9% (-0,7%) per il PDL-Lega-Mpa contro il 38,6% (+0,2%) del Pd-Idv.Il PDL cede un 0,6% stabilizzandosi al 40,4%. La Lega (4,1%) resta stabile e il Movimento per l’Autonomia di Lombardo flette di uno 0,1% stabilizzandosi allo 0,4%. l’Unione di Centro guidata da Casini recupera mezzo punto percentuale e ora è al 6,5% .Il PD di Veltroni conferma il dato della scorsa settimana al 35%. Mentre Di Pietro sale al 3,6% facendo guadagnare alla coalizione del PD-IDV nel complesso uno 0,2%.Alla sinistra del PD, stabile il dato del Partito Socialista all’1,3% e la Sinistra Arcobaleno perde un altro decimale e arriva al 6,2% (-0,1%). La Destra si attesta all’1,8% (+0,1%). Gli altri partiti non superano lo 0,3%.

  24 feb 02 mar 9 marzo 16 marzo 20 marzo 27 marzo
Liste            
La Destra 1,5 1,3 1,5 1,6 1,7 1,8
Popolo delle Libertà 38,2 40,3 41,1 40,4 41 40,4
Lega Nord 4,8 4,6 4,6 4,1 4,1 4,1
Movimento per l’Autonomia 0,4 0,3 0,2 0,2 0,5 0,4
Berlusconi Presidente 43,4 45,2 45,9 44,7 45,6 44,9
Udeur 0,5 0,4    
Lista per la vita 0,4 0,2 0,1 0,1 in altri in altri
Unione di centro 7,2 6,9 7 6,9 6 6,5
Partito Democratico 34,4 34,5 33,4 34,5 35 35
Italia dei Valori 3,9 3,4 3,3 3,7 3,4 3,6
Veltroni Presidente 38,3 37,9 36,7 38,2 38,4 38,6
Partito Socialista 1,3 1,1 1,4 1,5 1,3 1,3
Sinistra Arcobaleno 6,6 6,5 7,1 6,7 6,3 6,2
Partito Comunista dei Lavoratori  0,8 0,5 0,3  0,3  0,4  0,4
Altri partiti 0 0 0 0 0,3 0,3

Minzolini su La Stampa fa lo scoop della campagna elettorale. Mette in bocca al Cavaliere i nomi degli imprenditori che faranno parte della cordata italiana per salvare Alitalia dalle grinfie dei francesi e dal fallimento. Allo stesso tempo inquadra alla perfezione la strategia di comunicazione che c’è dietro a questa mossa e gli effetti elettorali e di tattica politica che essa ha prodotto e produrrà sino al 13 e 14 aprile. Uno su tutti: Veltroni costretto a difendere il governo Prodi. È la mossa del Cavaliere, che si attendeva all’inizio della campagna elettorale. Una mossa probabilmente decisiva per ottenere proprio al nord un risultato determinante per la sfida elettorale al senato. Ovvero superare la soglia del premio di maggioranza del 55% e aggiudicarsi più seggi di quelli che il premio può garantire. Il nord può divenire il fortino inespugnabile della vittoria del PDL al senato. Le regioni in bilico potrebbero essere il serbatoio per conquistare i senatori eccedenti a quelli necessari ad avere una pur minima maggioranza. Se in Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte il PDL superasse il 60% dei voti al senato, il gioco sarebbe fatto. Ecco la strategia elettorale del cavaliere per ottener la vittoria con quei 30 senatori in più rispetto all’opposizione che si accredita. Regioni in bilico da conquistare con presenza diretta e azioni di comunicazione mirata, come ieri in Lazio (vedi il perché della candidatura di Ciarrapico ), portare l’Udc sotto la soglia dell’8% in tutta Italia insistendo sul concetto del voto utile (vedi Corriere della Sera cartaceo su retroscena incontro Letta in Vaticano) e valanga azzurra nel Nord grazie al tema dell’Alitalia con cadute positive sulla difesa della italianità in tutto il paese.  Intanto si attende la contromossa di Veltroni, che per il momento preferisce evitare gli studi di Porta a Porta.

Le regioni davvero in bilico? Basta seguire il tour elettorale di Berlusconi per comprendere dove si gioca davvero la partita per ottenere la maggioranza al Senato. E la regione chiave è proprio il Lazio. Soprattutto per la quantità di senatori in ballo, ben 27. Le altre incerte (Liguria, Abruzzo, Sardegna, Calabria) non hanno lo stesso peso specifico, ma possono incidere sulla qualità della vittoria del centrodestra. Qui  tutte le considerazioni sulle varie previsioni regionali al senato. Qui La Repubblica prevede il pareggio con i dati di Ipr marketing.

Si impenna il vantaggio di Berlusconi con 10 punti di vantaggio rispetto a Veltroni alla domanda chi è il miglior candidato premier. Il ledere del PDL viene giudicato dal 47% (stabile rispetto a domenica scorsa) degli italiani come il miglior candidato premier, mentre Veltroni scende al 37% (-3%). Domenica il dato era 47% a 40% a favore di Berlusconi. Negli altri parametri il leader del Popolo della Libertà e il segretario del Pd mantengono le posizioni.Veltroni supera Berlusconi per competenza (62 a 59) e per affidabilità (48-45). Berlusconi resta il più simpatico (55 a 47) e il più capace di innovare l’Italia (41 a 36). Qui i dati completi.