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I sondaggi dicono che la partita è chiusa. “Ok Jonh, sarà per la prossima vita! Prego Barack viene a risolvere questo caos globale”. Eppure la sensazione generalizzata, a maggior ragione dopo il secondo faccia a faccia fra i due candidati alla sfida presidenziale americana, che per Obama le porte della Casa Bianca siano ormai spalancate, potrebbe rivelarsi un abbaglio mediatico collettivo. E non sarebbe la prima volta nella storia americana. Basta andare indietro di soli otto anni. Gore contro Bush, presidenziali del 2000. I sondaggi della CNN allora diedero ad un certo punto, come ricordava ieri FOX News, uno stacco in favore del democratico di 11 punti (51% contro il 40%). Dopo il primo dibattito  il vantaggio per Al Gore era di 8 punti (50% contro 42%). Sappiamo tutti come è andata a finire dopo i vari spogli in Florida. Bene, è possibile che i sondaggisti, gli esperti e i commentatori prendano un’altra vola una topica colossale? Probabilmente tutto andrà come ora viene indicato, ma a 27 giorni dal voto non credo proprio che i repubblicani debbano o vogliano levare le tende da una campagna che probabilmente riserverà ancora qualche clamorosa sorpresa.

 

“È l’economia stupido.” Così disse Clinton nel 1992 e vinse le elezioni. Oggi è davvero l’economia a regnare in modo decisivo in questo scorcio finale della campagna elettorale americana. Il terreno più ostico per John McCain, quello più confortevole per Barck Obama dicono gli analisti . Nella notte però il tanto atteso via libera da parte del Congresso, nonostante l’incontro bipartisan alla Casa Bianca dei candidati presidenti, al super piano di salvataggio del sistema finanziario americano non c’è stato. E sono proprio un gruppo di deputati del GOP, guidati con molta probabilità da McCain, a rifiutare il contento e il metodo dell’intervento proposto dall’amministrazione repubblicana e dal segretario al tesoro. Miopia, pura strategia elettorale o incredibile intuito politico e affinità con il profondo credo liberista del popolo americano quella di McCain?

 

La partita è drammatica, aldilà delle conseguenze inerenti la campagna elettorale, poiché la scelta in un senso o nell’altro inciderà profondamente sulla vita quotidiana di milioni di americani e di riflesso sull’intera popolazione mondiale. La sensazione è però che l’america profonda in questa circostanza si fidi del militare e scarso conoscitore di economica McCain. Gallup ci dice che ha recuperato altri due punti e ora è in parità con il rivale democratico.

 

Nel pomeriggio italiano riprenderanno i negoziati al Congresso. McCain fino a che non sarà stata trovata una soluzione lascerà sospesa la sua campagna, disertando, probabilmente, anche l’attesissimo primo confronto televisivo. Per i detrattori ha paura di affrontare Obama, per i suoi sostenitori è semplicemente la riprova che per John “Country first”. Di certo, proprio quanto la partita sembrava chiusa a favore di Obama, McCain ha saputo prendere scelte inaspettate e clamorose, capaci di ridare un senso alla sua campagna. Prima Sarah Palin, oggi la scelta di contrastare la politica economica di Bush, sostenuta dal suo rivale.

 

Se Obama all’inizio della sua avventura aveva al suo arco la freccia dell’anticonformismo, certamente alla fine della campagna  dobbiamo registrare che l’outsider, con tutto quello che di positivo e negativo assume questa parola nell’immaginario collettivo americano, incredibilmente resta il “vecchio” John McCain, il ragazzo antisitema.