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L’Osservatorio Digis-SkyTG24 è stato completamente dedicato alle elezioni abruzzesi in programma il 30 novembre e il primo dicembre prossimi. Fra i due principali contendenti il sondaggio indica in netto vantaggio il candidato del Pdl, l’ex sindaco di Teramo, Gianni Chiodi nei confronti del candidato del centrosinistra, l’onorevole dell’Idv Carlo Costantini.  Lo scarto è al momento di 7,5 punti percentuali (49%-41,5%). Anche altri indicatori danno la sensazione di un vantaggio consistente per il centrodestra: il grado di conoscenza dei candidati (37,8% per Chiodi contro il 28,1% per Costantini) e il grado di fiducia (66,6% per Chiodi contro il 59% per Costantini). Alla domanda sul pronoistico elettorale, il 66,2%  del campione di 4.000 abruzzesi intervistati ha indicato, aldilà dell’appartenenza politica , di ritenere più prababile che il futuro presidente della Regione Abruzzo sia Gianni Chiodi.

 

Gli italiani sono pazzi di Berlusconi? Per Euromedia è un amore in costante crescita, che tocca quote da vertigine. Ma per altri due istituti di ricerca, Digis e Ipso, il rapporto fra Berlusconi e gli italiani è già entrato in crisi. Non al punto però da portare al tradimento in cabina elettorale (i dati sulle intenzioni di voto sono stabili con i partiti della maggioranza sopra il 50%), ma  ad un livello comunque di guardia.

 

La discrepanza fra i dati offerta dai tre istituti è clamorosa. Non è il caso di analizzare il perché di tale differenza di risultati. Sarebbe impossibile non conoscendo nel dettaglio la metodologia adottata da tutti e tre gli istituti e non sapendo in particolare se la percentuale del 72% di Euromedia si riferisce al campione totale degli  intervistati (100%) o solo a chi ha espresso un giudizio, di solito pari all’80-85% del campione. Anche in questo secondo caso il dato resterebbe comune troppo divaricato fra i tre istituti.

 

Opposizione estranea al rapporto fra l’opinione pubblica e il premier

Quello che invece appare interessante è come tutto questo processo di “innamoramento” dell’opinione pubblica nei confronti del premier e il suo “presunto” momento di raffreddamento non produca nessun effetto reale sull’opposizione. Appare un dialogo a due fra gli italiani e Berlusconi, dove l’opposizione e i suoi leader non intervengono in nessun modo. La loro azione comunicativa non incide nel rapporto. Tutto appare rinchiuso in una comunicazione bidirezionale fra il premier e l’opinione pubblica italiana. Consenso e gradimento quando le promesse vengono mantenute e segni di disaffezione quando i provvedimenti appaiono presi senza una specifica azione di spiegazione e motivazione preventiva. L’opposizione cerca certo di intromettersi in questo rapporto, come nel caso delle proteste sulla riforma Gelmini, ma non riesce a ricavarne nulla in termini di aumento del consenso.

 

I blocchi elettorali del paese appaiono congelati.

In questa situazione è il Pd che deve scegliere con rapidità a quale parte del paese vuole parlare per tentare di aumentare il proprio blocco di consenso. La manifestazione del Circo Massimo è evidentemente apparsa una esibizione identitaria che ha parlato non a tutto il paese, ma alla propria parte, quella che nonostante i numeri delle elezioni clamorosamente a favore del centrodestra si ritiene ancora la “migliore”. A sinistra resta, in termini percentuali di consenso,  ben poco da drenare e tornare a porgere lo sguardo agli ex compagni appare una scelta programmaticamente impossibile per Veltroni. L’ex alleato Di Pietro resta a livello locale oggi una scelta agli occhi della dirigenza del Pd obbligata e in Abruzzo si cede alle sue imposizioni.

 

Il Pd rinuncia all’Udc e alla sua funzione di ponte strategico per conquistare l’area moderata

Scegliendo Di Pietro in Abruzzo il Pd ha rinunciato di fatto ad una intesa con l’Udc. Questa intesa avrebbe potuto significare il primo passo in direzione del blocco elettorale del centrodestra che necessariamente bisogna scalfire se l’opposizione vuole tornare al governo. L’Udc è di fatto l’unica congiunzione politica, il ponte che collega l’opposizione odierna all’area più moderata del paese e che in aprile ha scelto il Pdl. In prospettiva uno strumento di possibile “raccolta” dei futuri delusi del berlusconismo o addirittura il mezzo per “invadere” in termini culturali e di proposta politica il campo avverso. Scegliere di isolare l’Udc e lasciare alla balia degli eventi elettorali (regionali in Abruzzo e amministrative di primavera) il partito di Casini, significa per Veltroni rinunciare all’unico strumento in grado di creare un legame reale fra il Pd e quel blocco elettorale moderato del paese che oggi nonostante qualche incomprensione sulle scelte del suo leader, non può e non vuole guardare a nessuna altra proposta politica.

 

Il recinto elettorale nel quale si sta chiudendo il Pd non solo è troppo piccolo per qualsiasi aspirazione governativa, ma del tutto inadeguato ad una ispirazione maggioritaria. Del resto l’unica porta di collegamento al momento socchiusa oltre il proprio recinto è quella con l’Idv che non drena consenso, ma al contrario ne consente la fuoriuscita.

 

 

 

Il sondaggio effettuato da Digis-SkytTG24 sulle intenzioni di voto degli italiani dimostra come resti stabile il consenso elettorlae rispetto ai dati della scorsa settimana. Solo leggerissime flessioni per la maggioranza e l’opposizione. I partiti governativi insieme superano il 50% dei voti. Cala sensibilmente il Pdl al 39,8% (-0,7% rispetto alla scorsa settimana), la Lega sale al 9,5% (+0,3% rispetto all’ultima rilevazione) e l’MPA stabile allo 0,8%.

 

Il Pd frena la sua lenta risalita dal minimo toccato a quota 28% e riscende da quota  29% al 28,7% (-0,3%). Di Pietro stabile al 7,4%, riconquista uno 0,2% rispetto alla scorsa settimana.

 

L’Udc si conferma stabile sopra la soglia psicologica del 5% e arriva al 5,4% con un +0,2% rispetto all’ultimo riscontro. La Destra stabile al 2,0% (-0,2%).  Stabili anche l’area dell’ex sinistra arcobaleno: 3,9% (+0,1%) e i Socialisti allo 0,6% .

 

Il dato settimanale vede le due principali coalizioni perdere qualche decimale, ma lo stato di fondo dei rapporti di forza interno ed esterno alla maggioranza e alla opposizione resta confermato. Il Pd ha già esaurito il suo trend di crescila riscendendo da quota 29%, mentre Di Pietro resta stabile sopra il 7%. Nella maggioranza il Pdl contrae il suo consenso, senza che il dato della coalizione ne risenta particolarmente. In vista delle europee dati confrontati per l’Udc premiato dal profilo istituzionale tenuto da Casini durante queste settimane di crisi economica.  La settimana prossima vedremo che effetti avranno il viaggio di Berlusconi in America, gli esiti di Piazza Navona, l’evoluzione della crisi economica.

 

Il sondaggio effettuato dall’Osservatorio Digis-Skytg24 sulle intenzioni di voto degli italiani, conferma la stabilizzazione del consenso.  I partiti governativi insieme superano il 50% dei voti. Stabile il Pdl al 40,5% (-0,2% rispetto alla scorsa settimana), la Lega si conferma al 9,2% (-0,1% rispetto all’ultima rilevazione) e l’MPA scende sotto l’1% (0,8%, -0,1% rispetto alla scorsa settimana).

 

Il Pd prosegue la lenta risalita dal minimo toccato a quota 28% e rimbalza al 29% (+0,8% rispetto al dato della scorsa settimana). Di Pietro scende al 7,2% e perde un ulteriore 0,5% rispetto alla scorsa settimana.

 

L’Udc supera la quota psicologica del 5% e arriva al 5,2% con un +0,3% rispetto al 29 settembre. La Destra recupera alcuni decimali e arriva  all’2,2% (+0,4%).  Scende nuovamente l’area dell’ex sinistra arcobaleno: 3,8 (-0,1%) e anche i Socialisti scendono allo 0,6% (-0,1%).

 

Il dato conferma una evidente mobilità interna i blocchi, l’elettorato è stabile all’interno delle proprie  aree di appartenenza e  i flussi elettorali sono minimi e circoscritti all’interno di partiti alleati. Come anticipato la settima scorsa il Pd con l’azione aggressiva al governo recupera in 2 settimane quasi un punto percentuale, tutto a danno della sinistra radicale e dell’Idv, che flette verso quota 7% dopo aver intravisto quota 8%.  In vista delle europee buon segnale per l’Udc che supera il 5%, e dato comunque confortante per Di Pietro sempre ben al di sopra del 5%.

 

L’Osservatorio Digis-SkyTG24 ha fotografato lo stato di “paura” degli italiani a seguito delle crisi economica. Emerge subito il dato che l’80% del campione teme per il proprio futuro economico  e per il 58% è peggiorato il proprio tenore di vita.

 

Ma andiamo con ordine: Il 9% del campione ritiene positivo l’intervento del governo americano con il piano da 700 miliardi di dollari, mentre il 41% lo ritiene giusto ma a patto che sostenga i risparmiatori, il 35% lo giudica negativamente e il 15% non sa pronunciarsi.

 

Gli italiani comunque non temono gli speculatori che in settimana hanno messo sotto pressione le banche italiane: il 51% del campione ha dichiarato di non aver paura, mentre il 41% teme azioni speculative, l’8% non risponde.

 

Sul fronte del tenore di vita percepito per il 58% degli italiani ritiene che sia peggiorato rispetto ad un anno fa; per il 38% è rimasto invariato e per il 4% è invece migliorato.

 

L’80% degli italiani ha comunque paura (33% molta, 47% abbastanza) del futuro economico proprio e dei propri figli, il 20 % resta ottimista (15% poca paura, 5% nessuna paura).

 

In caso di disponibilità economica il 56% del campione investirebbe comunque in immobili, il 10% in attività imprenditoriali, il 9% in investimenti a rendita fissa (Bot), il 7% in fondi/assicurazioni, il 3% in azioni e il 18% e senza opinione.

L’84% degli italiani concorda con l’affermazione di Famiglia Cristiana: “l’Italia sta cambiando pelle: sempre più violenta e intollerante”. Solo il 16% è contrario. Ma parallelamente ben il 55% del campione è d’accordo con il provvedimento del Governo di inviare 500 uomini in Campania dopo la strage di 6 extracomunitari a Castel Volturno.

 

Riprende l’attività politica e tornano puntuali i sondaggi per testare il gradimento del governo (alto) e del premier (altissimo), oltre alle intenzioni di voto degli italiani. Il quadro sembra consolidarsi: il Pdl oltre il 40%, il Pd ben sotto il 30%. Se tutti i sondaggi effettuati a settembre dagli istituti registrano chiaramente questo dato, un altro sembra invece essere molto controverso, oltre addirittura il margine di errore statistico. Ovvero il voti in uscita del Pd dove vanno? Per alcuni (già Digis in luglio, e oggi Crespi e soprattutto Ipsos) è Di Pietro a fare incetta del consenso perso da Veltroni, raddoppiando o quasi il risultato delle politiche e attestandosi oltre il 7%. Per altri, soprattutto Euromedia i fuoriusciti dal Pd tornerebbero addirittura su posizioni ancora più radicali, verso i partiti dell’allora Arcobaleno e Di Pietro di fatto non riuscirebbe a migliorare il dato delle politiche, restando sotto il 5%.

 

Il punto è fondamentale per determinare le scelte politico/legislative in materia di legge elettorale in vista delle europee della prossima primavera. Con una eventuale soglia di sbarramento al 5% l’ipotesi di una rinnovata aggregazione a sinistra  del Pd tornerebbe di attualità, mentre Di Pietro dando retta ai dati a lui più favorevoli potrebbe correre in tutta tranquillità da solo superando facilmente la soglia.

 

Ma prima delle europee ci sarà un test elettorale molto importante, soprattutto per gli equilibri nel centrosinistra. Le regionali del 30 novembre e del primo dicembre in Abruzzo, dove si vota anticipatamente per il rinnovo del consiglio regionale, a causa dell’inchiesta della Procura di Pescara sulle presunte tangenti nel mondo della sanità che hanno portato all’arresto e alle dimissione del governatore Ottaviano Del Turco. La campagna di Abruzzo per Di Pietro potrebbe essere una vetrina nazionale importantissima. Ottenere il candidato presidente del centrosinistra prima  e superare il Pd in termini percentuali di consenso poi, potrebbero essere risultati alla portata dell’Italia dei Valori, con effetti significativi negli equilibri di forza all’interno della opposizione nazionale.

In un quadro di consolidamento delle posizioni governative, comprendere chi determina la rotta dell’opposizione diviene l’asset più importante nella strategia dei due schieramenti.

Secondo l’osservatorio elettorale di Digis-SkyTG24 del 14 luglio l’Italia dei Valori regista nel dopo Piazza Navona un vero boom elettorale che porta il partito di Di Pietro dal 6,9% al 7,8% quasi il doppio del risultato di aprile alle politiche (4,4). Il Partito democratico al 28,1% si conferma secondo Digis in grande sofferenza, sotto di 5% rispetto alle politiche. La coalizione che fa capo a Veltroni grazie a Di Pietro totalizza un +1% dal 35 al 36% comunque sotto al 37,5 ottenuto alle politiche. La colalizione che fa capo al Premier Silvio Berlusconi è per Digis al 50,7% nettamente al di sopra delle politiche. Il Popolo delle Libertà incrementa in questa settimana di quasi mezzo punto, da 41,8% al 42,2%, stabile la Lega al 7,5% come il Movimento di Raffaele Lombardo allo 0,9. La Destra di Francesco Storace passa da 2,1 all’1,7%, l’Udc dal 4,2 al 4,8% e la Sinistra Arcobaleno dal 4,5 al 4,2%. (fonte clandestinoweb.com)
Qui la tabella completa

Nel monitoraggio settimanale dell’Osservatorio Digis-SkyTG24 di questa settimana sono state rilevate anche le intenzioni di voto degli italiani. Questo è il primo monitoraggio dell’Istituto Digis dopo il voto del 13 aprile. Forte aumento dei pariti della maggioranza che complessivamente suoperano il 50% dei consensi. Crolla il PD al 28,2% e crece l’IDV al 7,8%. Flette l’Udc al 4,2%.

La tabella completa qui.

La prima cosa che italiani chiedono al nuovo governo Berlusconi è risolvere il problema del carovita.

Il dato emerge dal sondaggio effettuato il 13 e 14 aprile dalla Digis per SkyTg24.

Il 60 % degli italiani individua nel carovita la prima urgenza che il nuovo esecutivo deve affrontare, l’11% del campione ritiene prioritario sostenere con politiche mirate la centralità della famiglia, il 10% desidera che il governo abbatta i costi della pubblica amministrazione, il 7% chiede più agevolazioni per le imprese e un altro 7% ritiene urgente affrontare il tema sicurezza, solo il 5% vuole che il governo dia attuazione ad una riforma del sistema giudiziario.

La rivelazione ha anche sondato altri aspetti dalla attualità politica connessa al voto politico.

Il 65% degli italiani ha dichiarato di non essere stato controllato dai presidenti di seggio al momento di entrare in cabina elettorale  per verificare l’eventuale possesso di cellulari.

Il 93% degli intervistati ha ritenuto semplice poter esprimere il voto alla lista preferita, ritenendo chiara la scheda elettorale e la modalità di voto.