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Quello che i sondaggi non dicono. Il territorio e le preferenze quanto conteranno in queste elezioni europee, dove il voto proporzionale puro e il voto di preferenza tornano ad essere arnesi inusuali, ma ancora validi, in questa democrazia fatta ormai solo di nominati e paracadutati? Probabilmente non troppo. Il Pd molto ha puntato su liste che, oltre ai nomi di facciata e di nomenklatura inseriti in vetta, presentano tanti uomini del territorio, radicati e portatori dei famosi pacchetti di voto. L’obiettivo è chiaro. Arginare l’emorragia di voti che da un anno i sondaggi rilevano. Oggi il Pd sembra consolidarsi intorno al 25%, ovvero meno 8 punti percentuali rispetto al voto politico del 2008.  Franceschini ci metterebbe la firma, dopo tutto quello che è accaduto e tutti gli errori commessi dal suo predecessore.  Ma il dato, in realtà omogeneo da parte di tutti gli istituti, potrebbe rivelarsi non del tutto rispecchiante la realtà del voto di giugno. Ovviamente qui si lascia il campo della scienza statistica e si entra in quello della sensazione personale. Velin&divorzi: questi sono i temi di punta della campagna mediatica del Pd ad un mese dal voto. Insinuare nel voto cattolico dubbi sulla correttezza personale del premier e solleticare il voto antiberlusconiano, ormai da tempo migrato armi e bagagli verso Di Pietro. Basterà? Il paese e Berlusconi non hanno ancora consumato la loro luna di miele, nonostante la crisi economica, il terremoto in Abruzzo, le scappatelle vere o presunte del premier. Il Pd non ha una piattaforma culturale nuova da proporre agli italiani, frutto di una sincera sintesi fra le culture politiche che lo hanno realizzato. Vagheggia fra il sogno di una normalizzazione del paese, che prevedrebbe però l’assenza di Berlusconi, e una afasia di proposte e idee che prescindano da Berlusconi stesso. Sono i cantori dell’anormalità di questo paese, senza colui che ai loro occhi lo rende anormale il loro stesso scopo politico evaporerebbe. Il Pd senza Berlusconi oggi cosa può dire al paese di nuovo e di originale per raccogliere consenso? Ecco il vero dramma di questa classe dirigente è l’assenza di un progetto politico che prescinda dal fatto che Berlusconi è sulla scena politica italiana. Il Pd non ha una idea di paese che disegni una Italia appetibile agli italiani, a prescindere dal fatto che non ci sia più il suo attuale “padrone”.  E’ uno sforzo oggettivamente gravoso, ma senza il quale difficilmente si potranno raggiungere quei milioni di voti necessari per candidarsi al futuro governo del paese. Ecco perché a sensazione e guardando questa volta con sospetto i sondaggi, credo che il Pd possa valere oggi attorno al 20% del voto del paese. Sensazioni, solo sensazioni.

L’Osservatorio Digis-SkyTG24 è stato completamente dedicato alle elezioni abruzzesi in programma il 30 novembre e il primo dicembre prossimi. Fra i due principali contendenti il sondaggio indica in netto vantaggio il candidato del Pdl, l’ex sindaco di Teramo, Gianni Chiodi nei confronti del candidato del centrosinistra, l’onorevole dell’Idv Carlo Costantini.  Lo scarto è al momento di 7,5 punti percentuali (49%-41,5%). Anche altri indicatori danno la sensazione di un vantaggio consistente per il centrodestra: il grado di conoscenza dei candidati (37,8% per Chiodi contro il 28,1% per Costantini) e il grado di fiducia (66,6% per Chiodi contro il 59% per Costantini). Alla domanda sul pronoistico elettorale, il 66,2%  del campione di 4.000 abruzzesi intervistati ha indicato, aldilà dell’appartenenza politica , di ritenere più prababile che il futuro presidente della Regione Abruzzo sia Gianni Chiodi.

 

Fiducia al 45%. Scende e di molto la fiducia degli italiani nel premier Silvio Berlusconi e nel suo governo. L’ultima rilevazione dell’osservatorio Digis-Skytg24 vede per la prima volta dal voto il premier con un indice di gradimento sotto il 50%. Esattamene al 45% ben 9 punti percentuali in meno del dato del mese scorso (54%). Peggio il dato del governo nel suo complesso che scende al 43% di fiducia contro il 51% di settembre.

 

Un calo così evidente sancisce evidentemente la fine della luna di miele fra gli italiani e il governo Berlusconi che si è trovato ad dover affrontare nell’ultimo mese la protesta del mondo della scuola e dell’università dopo le settimane di massima allerta sul fronte dell’economia e della finanza. Un dato quello della fiducia che non si rispecchia nell’andamento delle intenzioni di voto degli italiani che restano stabili e favorevoli alle forze governative, rispetto alle ultime rilevazioni.

 

Intenzioni di voto: maggioranza sopra il 50,5%, Pd-Idv al  36,1%.

 

Per il sondaggio dell’osservatorio Digis-Skytg24 presentato oggi i partiti governativi superano il 50% delle intenzioni di voto. Cala sensibilmente il Pdl al 39,6% (-0,2% rispetto all’ultima rilevazione), la Lega Nord sale ancora e raggiunge il 10% (+0,5% rispetto all’ultima rilevazione) e l’MPA resta stabile allo 0,9% (+0,1%).

 

Nell’opposizione il Pd rivede i minimi e torna a quota 28,1% e (-0,6%). Di Pietro sale e raggiunge  l’8% (+0,6%). Nel complesso il dato dei due partiti si conferma al 36,1%.

 

L’Udc rimane stabile sopra la soglia psicologica del 5% al 5,3% con un -0,1% rispetto all’ultimo riscontro. La Destra scende sotto il 2%  al 1,8% (-0,2%).  Stabili anche l’area dell’ex sinistra arcobaleno: 3,8% (-0,1%) e i Socialisti allo 0,6% .

 

Nel complesso il dato vede confermati i rapporti di forza fra le due coalizioni. I due partiti maggiori Pdl  e Pd e i loro leader  mostrano qualche difficoltà oggettiva a tutto vantaggio dei due alleati di cordata: la Lega Nord nel centrodestra supera il 10% confermandosi una forza sempre più decisiva nelle logiche dell’area conservatrice, dall’altro lato è Di Pietro che diviene la vera novità politica. Per il Pd, nonostante la rottura consumata in questi mesi fra Veltroni e l’Idv il ruolo dell’ex Pm di Mani pulite appare decisivo in una prospettiva “governativa”  sia a livello locale, che nazionale.

Il Pd non riesce a riemergere da sotto la soglia del 30% e anzi vede nuovamente i minimi. Vedremo la settimana prossima se avrà sortito qualche effetto la manifestazione del Circo Massimo.

 

 

Altri temi toccati dal sondaggio.

Occupazione università

Forma di protesta giusta solo per il 27%. Giusta se viene garantito il diritto allo studio per il 50%. Sbagliata per il 14%. Non sa il 9%

 

Utilizzo della polizia per garantire diritto allo studio.

Giusto per garantire il diritto allo studio per il 38%. Sbagliato, perché va garantita la libertà di manifestare per il 55%. Non sa il 7%.

 

Nuovo 68?

Si 24%. No 66%. Non sa 10%

 

Norme salva clima

Si 55%. No 40%. Non sa 5%

 

Futuro energetico in Italia.

Nucleare 32%. Eolico e solare 58%. Comprare energia 4%. Non sa 6%.

 

“Veltroni i tuoi elettori non vogliono il divorzio da Di Pietro.” Ipr Marketing su La Repubblica lancia l’allarme con un sondaggio che verifica il gradimento del popolo del Pd rispetto alle possibili future alleanze. Di Pietro meglio di Casini e della sinistra radicale. Il 53% vuole l’intesa con l’ex Pm di Mani Pulite. Solo il 18% ritiene doverosa la corsa solitaria del Pd.

 

Per Veltroni è un vero campanello di allarme. In quel 53% si cela il germe del possibile tradimento   elettorale, nel caso ci sia una rottura politica definitiva con l’Idv. Il popolo del Pd sembra attratto dal leader molisano e vuole un rapporto di alleanza politica stabile e duraturo. La domanda che si deve fare il Pd ora è questa: se Veltroni chiudesse davvero ogni rapporto con l’Idv, quanti elettori del Pd sarebbero tentati di seguire Di Pietro e rendere numericamente indispensabile l’intesa fra i due partiti?

 

La scelta dell’alleanza nata a marzo del 2008 come pura necessità tecnica (?) per concorrere con qualche possibilità in più alla gara elettorale, oggi si sta rivelando per il Pd la scelta nefasta che ne blocca le aspirazioni originarie. Essere una forza autosufficiente e a vocazione maggioritaria, libera e sola, capace di offrire al paese un messaggio nuovo, con la volontà di chiudere la transizione berlusconiana in accordo con il centrodestra e non attraverso uno scontro di delegittimazione che, dati elettorali alla mano, la storia ha dimostrato essere impossibile. La scelta di imbarcare Di Pietro nell’alleanza ha reso vana quella aspirazione. Nei fatti l’erosione che l’Idv sta provocando in termini di consenso attraverso il suo stile “antiberlusconiano” ha costretto il Pd a riutilizzare vecchi schemi, vecchie parole d’ordine, pur di arginare l’emorragia di consenso in atto.

 

Oggi Veltroni non si può permettere nei fatti quella rottura che più volte ha sottolineato a parole, perché il rischio che corre il Pd è quello di vedere il suo ex alleato in grado di ottenere un consenso più che raddoppiato rispetto al voto di aprile. Quei voti in fuga dal Pd verso l’Idv comporterebbero una insufficienza di peso politico per il partito di Veltroni, non più nelle condizioni di presentarsi agli elettori sia a livello nazionale, che locale come forza politica autosufficiente. Quello che invece Berlusconi attraverso la costruzione del Pdl sta rendendo possibile.

 

 

Il sondaggio effettuato da Digis-SkytTG24 sulle intenzioni di voto degli italiani dimostra come resti stabile il consenso elettorlae rispetto ai dati della scorsa settimana. Solo leggerissime flessioni per la maggioranza e l’opposizione. I partiti governativi insieme superano il 50% dei voti. Cala sensibilmente il Pdl al 39,8% (-0,7% rispetto alla scorsa settimana), la Lega sale al 9,5% (+0,3% rispetto all’ultima rilevazione) e l’MPA stabile allo 0,8%.

 

Il Pd frena la sua lenta risalita dal minimo toccato a quota 28% e riscende da quota  29% al 28,7% (-0,3%). Di Pietro stabile al 7,4%, riconquista uno 0,2% rispetto alla scorsa settimana.

 

L’Udc si conferma stabile sopra la soglia psicologica del 5% e arriva al 5,4% con un +0,2% rispetto all’ultimo riscontro. La Destra stabile al 2,0% (-0,2%).  Stabili anche l’area dell’ex sinistra arcobaleno: 3,9% (+0,1%) e i Socialisti allo 0,6% .

 

Il dato settimanale vede le due principali coalizioni perdere qualche decimale, ma lo stato di fondo dei rapporti di forza interno ed esterno alla maggioranza e alla opposizione resta confermato. Il Pd ha già esaurito il suo trend di crescila riscendendo da quota 29%, mentre Di Pietro resta stabile sopra il 7%. Nella maggioranza il Pdl contrae il suo consenso, senza che il dato della coalizione ne risenta particolarmente. In vista delle europee dati confrontati per l’Udc premiato dal profilo istituzionale tenuto da Casini durante queste settimane di crisi economica.  La settimana prossima vedremo che effetti avranno il viaggio di Berlusconi in America, gli esiti di Piazza Navona, l’evoluzione della crisi economica.

 

I sondaggi dicono che la partita è chiusa. “Ok Jonh, sarà per la prossima vita! Prego Barack viene a risolvere questo caos globale”. Eppure la sensazione generalizzata, a maggior ragione dopo il secondo faccia a faccia fra i due candidati alla sfida presidenziale americana, che per Obama le porte della Casa Bianca siano ormai spalancate, potrebbe rivelarsi un abbaglio mediatico collettivo. E non sarebbe la prima volta nella storia americana. Basta andare indietro di soli otto anni. Gore contro Bush, presidenziali del 2000. I sondaggi della CNN allora diedero ad un certo punto, come ricordava ieri FOX News, uno stacco in favore del democratico di 11 punti (51% contro il 40%). Dopo il primo dibattito  il vantaggio per Al Gore era di 8 punti (50% contro 42%). Sappiamo tutti come è andata a finire dopo i vari spogli in Florida. Bene, è possibile che i sondaggisti, gli esperti e i commentatori prendano un’altra vola una topica colossale? Probabilmente tutto andrà come ora viene indicato, ma a 27 giorni dal voto non credo proprio che i repubblicani debbano o vogliano levare le tende da una campagna che probabilmente riserverà ancora qualche clamorosa sorpresa.

 

Il sondaggio effettuato dall’Osservatorio Digis-Skytg24 sulle intenzioni di voto degli italiani, conferma la stabilizzazione del consenso.  I partiti governativi insieme superano il 50% dei voti. Stabile il Pdl al 40,5% (-0,2% rispetto alla scorsa settimana), la Lega si conferma al 9,2% (-0,1% rispetto all’ultima rilevazione) e l’MPA scende sotto l’1% (0,8%, -0,1% rispetto alla scorsa settimana).

 

Il Pd prosegue la lenta risalita dal minimo toccato a quota 28% e rimbalza al 29% (+0,8% rispetto al dato della scorsa settimana). Di Pietro scende al 7,2% e perde un ulteriore 0,5% rispetto alla scorsa settimana.

 

L’Udc supera la quota psicologica del 5% e arriva al 5,2% con un +0,3% rispetto al 29 settembre. La Destra recupera alcuni decimali e arriva  all’2,2% (+0,4%).  Scende nuovamente l’area dell’ex sinistra arcobaleno: 3,8 (-0,1%) e anche i Socialisti scendono allo 0,6% (-0,1%).

 

Il dato conferma una evidente mobilità interna i blocchi, l’elettorato è stabile all’interno delle proprie  aree di appartenenza e  i flussi elettorali sono minimi e circoscritti all’interno di partiti alleati. Come anticipato la settima scorsa il Pd con l’azione aggressiva al governo recupera in 2 settimane quasi un punto percentuale, tutto a danno della sinistra radicale e dell’Idv, che flette verso quota 7% dopo aver intravisto quota 8%.  In vista delle europee buon segnale per l’Udc che supera il 5%, e dato comunque confortante per Di Pietro sempre ben al di sopra del 5%.

 

L’Osservatorio Digis-SkyTG24 ha fotografato lo stato di “paura” degli italiani a seguito delle crisi economica. Emerge subito il dato che l’80% del campione teme per il proprio futuro economico  e per il 58% è peggiorato il proprio tenore di vita.

 

Ma andiamo con ordine: Il 9% del campione ritiene positivo l’intervento del governo americano con il piano da 700 miliardi di dollari, mentre il 41% lo ritiene giusto ma a patto che sostenga i risparmiatori, il 35% lo giudica negativamente e il 15% non sa pronunciarsi.

 

Gli italiani comunque non temono gli speculatori che in settimana hanno messo sotto pressione le banche italiane: il 51% del campione ha dichiarato di non aver paura, mentre il 41% teme azioni speculative, l’8% non risponde.

 

Sul fronte del tenore di vita percepito per il 58% degli italiani ritiene che sia peggiorato rispetto ad un anno fa; per il 38% è rimasto invariato e per il 4% è invece migliorato.

 

L’80% degli italiani ha comunque paura (33% molta, 47% abbastanza) del futuro economico proprio e dei propri figli, il 20 % resta ottimista (15% poca paura, 5% nessuna paura).

 

In caso di disponibilità economica il 56% del campione investirebbe comunque in immobili, il 10% in attività imprenditoriali, il 9% in investimenti a rendita fissa (Bot), il 7% in fondi/assicurazioni, il 3% in azioni e il 18% e senza opinione.

 

 

Il sondaggio effettuato da Digis-Skytg24 sulle intenzioni di voto degli italiani, conferma il momento di forza dei partiti governativi che insieme superano il 50% dei voti. Bene il Pdl che cresce dello 0,5% rispetto alla scorsa settimana arrivando al 40,7%, La Lega si conferma al 9,3% (-0,2% rispetto all’ultima rilevazione) e l’MPA sempre attorno all’1% (0,9%, -0,1% rispetto alla scorsa settimana).

 

Il Pd rimbalza da quota 28% e guadagna dopo la vicenda Alitalia uno 0,2%. Di Pietro scende al 7,7% e perde uno 0,1% rispetto alla scorsa settimana.

 

L’Udc torna e vedere quota 5% con un +0,2% rispetto al 22 settembre arriva al 4,9%. La Destra scende all’1,8% (-0,1%).  Scende nuovamente l’area dell’ex sinistra arcobaleno dopo le polemiche in settimana dentro Rifondazione Comunista: 3,9% contro il 4,3% della scorsa settimana. I Socialisti al 0,7%.

 

Il dato appare confermare come i blochhi di elettorato siano stabili all’interno delle loro aree di appartenenza e  i flussi elettorali siano minimi e circoscritti all’interno di partiti alleati. In vista delle europee buon segnale per l’Udc, mentre Di Pietro sembra consolidare la crescita di questi mesi confermando un dato ben al di sopra del 5%. Il Pd come indicato nelle scorse settimane ha il suo punto di equilibrio attorno al 28%. Sarà interessante vedere la prossima settimana come reagirà l’elettorato al duro attacco sferrato contro il governo da Veltroni: soprattutto se ci sarà un recupero di voti del Pd ai danni dell’Idv. Il Sondaggio. 

Il 54% degli italiani ha fiducia nel premier Silvio Berlusconi. Un +3% rispetto all’ultima rilevazione del 14 luglio scorso (51%). Anche il governo in generale sale di tre punti percentuali: dal 48% al 51%. Quanto emerge dal sondaggio dell’Osservatorio Digis-SkyTg24.