L’Aventino e il numero legale

L’impotenza politica a volte porta alla disperazione. Una disperazione lucida e visionaria. Forse quella che coglie gli assetati nei deserti che intravedono fra i riflessi della sabbia oasi rigogliose. Miraggi. Ecco, le opposizione sono state colte da un miraggio. Non potevano sfiduciare Berlusconi, tutti sapevano prima del voto di fiducia che i numeri di una maggioranza, se pur non assoluta, il governo sarebbe riusciti a trovarli in Aula, bensì le opposizioni volevano giocare la carta fantasiosa dell’escamotage regolamentare. Far mancare il numero legale, rinviare il voto di fiducia di un giorno e potere brindare in tv e suoi giornali alla impotenza politica del centrodestra. Strategia legittima, per carità. Criticabile sotto il profilo della correttezza istituzionale, ma legittima. Ma certo fallimentare.

E su questo esito non c’è Luca Sofri che tenga. Fallimentare perché è fallita. Alla prova dei fatti e della cronaca. E qui si apre la grande disputa: fallita per colpa dei radicali, attaccano a testa bassa i democrat. No cari amici, qui la disperazione vi acceca e al posto della realtà intravedete il miraggio, appunto. I radicali erano in Aula ad ascoltare Berlusconi e non sull’Aventino. Bersani, Casini, Fini, Di Pietro non hanno mai concordato la strategia per far mancare il numero legale al governo né con Pannella, né con la Bonino. Si sono affidati ad una semplice lettera informativa e, a quel che si comprende, ultimativa di Franceschini ai deputati radicali.

E con queste premesse flebili si vuole sostenere che la strategia bellissima e perfetta sia saltata per colpa dei radicali? Suvvia, i radicali sono stati lineari e il loro comportamento può essere criticato, ma certo non hanno tradito alcun patto all’ultimo momento, facendo i voltagabbana. Non hanno dato nessuna parola, non hanno condiviso nessuna tattica parlamentare. Soli fra gli oppositori di Berlusconi erano in Aula a presenziare al suo discorso e soli sono stati alla prima chiama a votargli la sfiducia. Ancora una volta la debolezza di Berlusconi appare nulla rispetto alla fallimentare incapacità delle opposizioni di avere un contegno capace di farle percepire dal Paese come possibile e concreta alternativa di governo.




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