La scossa

Non fossimo passati per Tangentopoli, la caduta della Dc e di Craxi “manu giudiziaria”, per i governi tecnici e le svendite dei gioielli di Stato sulle navi inglesi a largo di Civitavecchia, per i ribaltoni e i “non ci sto” presidenziali, l’uscita di Berlusconi dell’altro giorno sul “piano eversivo” sarebbe da annoverare fra le tante “esondazioni” verbali del nostro premier.

Eppure Massimo D’Alema con il suo criptico “ci saranno delle scosse, l’opposizione sia pronta!” , ha dato una legittima conferma ai timori del capo del governo. L’interlocutore poi era privilegiato. Quella Lucia Annunziata che per prima su La Stampa ha parlato in tempi ancora non sospetti di  “ombra di complotto” in atto da parte di forze angloamericane contro il nostro premier, dovute fra l’altro alla sua posizione filorussa.

Domenica ecco che Massimo D’Alema, annuncia proprio ospite della Annunziata, tra l’altro amica personale di vecchia data, che la debolezza del premier è tale da suggerire all’opposizione di essere pronta ad assumere importanti doveri istituzionali. Ma di quale debolezza parla il leader del Pd? Non certo elettorale. Il voto europeo ed amministrativo ha sancito, al di là delle aspettative, un netto vantaggio delle forze governative. Dunque la debolezza non è di tipo “politico”. Le ricostruzioni sui giornali danno uno scadenzario preciso delle forche caudine sotto le quali il premier sarà chiamato a passare nelle prossime settimane. Foto “probabilmente”  piccanti, ovviamente pubblicate dai giornali esteri, ma soprattutto il vaglio di costituzionalità del lodo Alfano, che potrebbe essere espresso durante il G8. Una eventuale bocciatura potrebbe divenire un elemento decisivo per il destino del governo se legato alla vicenda del processo Mills. Evidentemente nei palazzi romani, senza distinzione di colore politico, si attendono con ansia questi passaggi, che Berlusconi chiama la “fase 2” dell’azione eversiva. E sarebbe anche più chiara la battuta del premier sul matrimonio fra Noemi e l’avvocato inglese.  E’ tutto unito!

Del resto in tempi non sospetti anche uomini vicini alla maggioranza hanno iniziato a ragionare di governi tecnici e governissimi. Argomentando in astratto sull’ineccepibile correttezza del Presidente della Repubblica a cercare soluzioni in Parlamento prima di rimettere la parola a gli elettori in caso di impossibilità del premier a proseguire il suo mandato. Insomma da settimane quella che il Pd ha cercato di cavalcare come arma elettorale, ovvero il “naomigate” si sta solo dimostrando un pezzo, forse il meno importante, di un puzzle ben più complesso, che vede nel centro del mirino ancor prima del premier, la sovranità popolare espressa con il libero voto dagli italiani.

Come nel 1994 il palcoscenico dell’ONU allora, e del G8 oggi, appare quello ideale per sferrare il colpo letale.  Congetture e dietrologie? Per chi ha vissuto la storia recente del paese è naturale attendersi di tutto. La debolezza della opposizione e il legame rinsaldato con La Lega, oltre un evidente consenso elettorale potrebbero essere gli antidoti per non rivivere la ferita democratica del 1994. Quello che disorienta e preoccupa è la convinzione non celata del premier che la strategia del piano nasca da menti vicine al governo.




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