L’arma segreta del Pd: Prodi.

Oggi 3 giugno a due giorni dalla chiusura della campagna elettorale il Pd gioca la sua arma segreta. Ciccate qui e scoprirete di chi si tratta. Si, esatto! Romano Prodi. Dario Franceschini sceglie l’ex premier per lanciare un forte messaggio politico al suo elettorato. Quasi fra lo scaramantico e il nostalgico. Prodi è stato l’unico leader della sinistra in questi ultimi 15 anni a battere Berlusconi, (ben due volte: 1996 e 2006) e incarna al pari di Franceschini quella idea di una politica sobria, felpata e “seria” come diceva lo slogan del 2006 del centrosinistra. Una idea di politica da contrapporre a quella naif del premier. Si gioca ancora tutto sull’idea di diversità. Un’Italia diversa da quella di Berlusconi, ovvero l’Italia di Prodi.

Dopo un mese di “Operazione Noemi”, davvero non c’era nulla di più “antigossiparo” del l’ex premier, per tentare di riportare la linea comunicativa del Pd a un livello di “normalità”,  austerità e rappresentazione plastica di diversità fra sé e l’avversario. Tralasciando Sircana, ovviamente.

Una virata di 180 gradi, che forse ha lasciato basito anche Massimo D’Alema, che di virate se ne intende.

Ma per Franceschini a poche ora dal voto appare chiaro che tutto il battage comunicativo di questa campagna elettorale si possa risolvere in una grande disaffezione dell’elettorato italiano. Soprattutto quello del Pd. Il problema oggi, alla luce delle ultime analisi, appare essere l’astensione. Il messaggio dei leader democratici è univoco e accorato: votate. Evidentemente ci si è accorti che tutto il gran chiacchiericcio sui fatti privati del premier potrebbe essere parimenti dannoso per i primi due grandi partiti italiani. Dunque una campagna il cui esito indebolirebbe soprattutto il Pd.

Ecco scattata all’ora in extremis l’operazione “guerra all’astensione”. Testimonial: Romano Prodi. Per i risultati basterà attendere domenica sera. Modesto giudizio personale. Il Pd è nato dalla “soppressione politica” di Prodi e del suo governo arlecchino e  dalla sua aspirazione maggioritaria. Dopo solo 15 mesi il nuovo segretario del Pd utilizza Romano Prodi come icona e testimonial politico di quei valori di serietà e diversità evidentemente indispensabili da contrapporre a Silvio Berlusconi. Fra coerenza e calcolo politico, non sindachiamo se utile o meno, il Pd ha scelto ancora una volta la seconda strada.




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