Casoria-Strasburgo, solo andata.

Immaginate di arrivare a Strasburgo, città che ospita il Parlamento Europeo, e dover raccontare ad un passante l’Italia. L’Italia di oggi, quella che nel mondo in questi giorni sulle prime pagine dei giornali viene riaccostata agli stereotipi più beceri: Mussolini e la camice nere, le veline e le lolite. La democrazia malata e il pericolo democratico. Processi e immunità. È il fermo immagine parziale, consunto e consueto di un mondo che ci guarda sempre allo stesso modo. Superficialmente. Ma sotto la superficie cosa c’è? Questa nazione è capace di offrire qualcosa di nuovo per potere essere giudicata diversamente? Forse no! L’Italia è un paese vecchio. Legato esso per primo a stereotipi e tic di una stagione che la maggior parte dei suoi abitanti ha vissuto marginalmente, ma ha idealizzato. Siamo come il nuovo spot dell’Alitalia. Una cartolina nostalgica di un era trasfigurata e banale. In cui la narrazione collettiva del famigerato miracolo economico funge da tappeto sotto il quale nascondere le debolezze croniche e le arretratezze di una nazione affetta da mille incurabili problemi. Quel tappeto è ormai lacero e sotto i problemi restano sempre gli stessi. E la politica in tutto questo è l’antifluidificante. L’ostacolo del cambiamento. Un sistema che non consente al governo di governare, che impedisce al voto popolare la trasmissione reale di una volontà programmatica da attuare.

Basta leggere i giornali di oggi. Complotti, imboscate, governi tecnici. Il soffio di una maldicenza, probabilmente soffiata dentro il perimetro stesso della coalizione al potere, si è trasformato in un urgano. L’esito del voto europeo sarà un test per tastare il polso allo stato di salute del governo. L’Europa è lontana, è altro. Giacolone coglie il punto. L’evanescenza della politica rispetto ai compiti istituzionali che dovrebbe svolgere, anche in Europa. Trattato di Lisbona, allargamento ad est, crisi economia, concorrenza e aiuti di Stato. Ci sarebbero temi da trattare, ma sarebbe come parlare di cose incomprensibili per troppi elettori. Perché temi nascosti dalla comunicazione di massa. Dunque inesistenti. Eppure tutto il destino economico e monetario si giocherà sempre più in Europa. Oggi il nostro destino è di fatto sempre più legato inesorabilmente alla moneta europea e a all’art 117 del Trattato istitutivo della UE, così importante e così sconosciuto. Strasburgo e Bruxelles appaiono un miraggio evanescente. L’Europa finisce a Casoria. Lì dove l’ennesimo melodramma italiano ha avuto inizio.




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