Fine dell’Europa politica?

 

Le asimmetrie normative dopo l’incontro dei 27 ministri del tesoro dell’Ue restano. Ma resta soprattutto la competizione interna fra Stati. Una competizione figlia della mancanza di fiducia dei big dell’Unione, Germania su tutti, nei confronti dei partner. Una sfiducia che mette a rischio la stessa architettura istituzionale dell’Ue. Oggi l’Ecofin ha deciso che gli aiuti di Stato che i diversi governi stanno attuando in modo disomogeneo e autonomo nei confronti dei sistemi bancari nazionali sono legittimi, grazie ad una specifica modifica dell’interpretazione degli articoli 87, 88 e 89 del Trattato di Roma. Prendendo questa scelta l’Ecofin ha di fatto bocciato la proposta italiana che prevedeva una regia unitaria europea attraverso l’istituzione di un fondo comunitario pari al 3% del Pil dell’Ue, così da garantire complessivamente e in modo solidale il sistema bancario di tutti gli stati membri e tutti i risparmiatori del continente in modo uguale.

 

Il no non mette in difficoltà solo dal punto di vista del prestigio il governo italiano, ma rende di fatto il nostro Stato uno di quelli europei a più alto rischio nel caso la crisi finanziaria si acutizzi. Infatti il debito pubblico italiano non consente, e Tremonti confermando la soglia di garanzia minima dei depositi a 103.000 euro lo ha di fatto ammesso, una previsione normativa di garanzia illimitata dei depositi bancari nazionali. La cifra italiana è di per sé già molto più alta rispetto sia a quanto prevedeva la normativa europea prima della riunione odierna (20.000 euro), sia a quanto oggi ha previsto (50.000 euro). Non cambia nulla dunque per i depositi italiani? In Irlanda, Danimarca, Grecia, Portogallo e Germania la garanzia è a sentire i governi illimitata. Dunque è possibile che ci sia una fuga dei capitali in questi stati, creando di fatto una situazione di concorrenza sleale nel mercato finanziario europeo, con ricadute sul piano della liquidità del sistema bancario nazionale e della tenuta stessa dei parametri che oggi consentono all’Italia di restare ancorata alla moneta unica europea. L’Inghilterra per prima ha deplorato le scelte irlandesi e tedesche, subendo un forte flusso in uscita di capitali, ma non sembra voler però compartecipare ai rischi europei, vista anche l’autonomia monetaria che la caratterizza. La competizione azionaria, oltre alla mancata fiducia fra i partner europei, di queste settimane sulle banche italiane dimostra come ci sia sul mercato la voglia di sfruttare il momento di grande debolezza del sistema creditizio italiano, comprando per pochi euro gioielli importanti della finanza nazionale.

 

 La Germania ha deciso dunque di governare questa crisi in modo autonomo, guardando ai propri land e abdicando al ruolo di guida del vecchio continente del Kohl aveva lasciato in eredità ai suoi giovani delfini. Una scelta che, oltre non riuscire a rassicurare i mercati, potrebbe comportare conseguenze molto dolorose per il proseguo del cammino di integrazione politica dell’Europa e anche momenti di difficoltà imprevedibile per alcuni stati membri. Purtroppo Italia in testa.




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