Veltroni si brucia con l’antiberlusconismo.

 

Il ritratto che Il Foglio traccia di Veltroni è da conservare. Oggi il problema della democrazia italiana paradossalmente non è Berlusconi, ma la debolezza della opposizione, del suo partito di riferimento e del suo leader. Il Pd rappresenta un progetto politico che, aldilà del risultato elettorale di aprile, sta implodendo nella periferia e sul territorio, lasciando sguarnita, in una prospettiva a medio periodo, la democrazia italiana di una valida alternativa al governo del centrodestra. Basti guardare cosa accade in Sardegna, in Piemonte, in Molise: il Pd è alla guerra civile interna. Le fughe e le transumanze verso il centrodestra di molti esponenti del Pd non rappresentano solo i fisiologici “salti della quaglia” di politici interessanti al potere dopo il voto politico, ma veri sintomi di uno smottamento di consenso che parte dai territori locali, che interessa categorie sociali in ricerca di nuove proposte e prospettive.

 

L’analisi sulle intenzioni di voto ci aiutano a comprendere questo dato, sottolineando il fatto che la fuga dal Pd non sia orientata solo verso Di Pietro, ma anche verso il centro (Udc) e il centrodestra  (Lega Nord e Pdl). C’è una consistente area dell’elettorato che nonostante tutto è stata affascinata  in questi mesi dall’idea e dalla narrazione mediatica che ci sia un governo che prende delle decisioni, che attui il suo programma. Il paragone fra il governo Prodi e l’attuale non viene fatto esclusivamente sulle politiche, più o meno accettabili, ma sulla capacità di decidere e i tempi in cui si prendono queste scelte. Questo dato appare di per sé un valore.

 

L’antiberlusconismo diviene dunque un feticcio che buona parte dell’elettorato ritiene superato. Ma soprattutto anche gli elettori che lo considerano ancora un “valore” ritengono oggi che non sia più credibile in bocca al Pd, soprattutto dopo le scelte compiute da Veltroni prima del voto di aprile. E su questo fronte ha gioco facile Di Pietro a smarcarsi da Veltroni e far emergere le contraddizioni del Pd. Se il paese vive la sua dittatura-dolce evidentemente ha ragione Di Pietro quando afferma che Capo dello Stato non compie tutti gli atti necessari per evitare questa situazione. Per Di Pietro il ragionamento è logico. Ma su questo terreno Veltroni non può seguirlo. Napolitano svolge per il PD il proprio ruolo in modo impeccabile, è naturale. Ecco che essere antiberlusconiani senza poterne trarre le estreme conseguenze conduce a difficili salti logici. O siamo in una democrazia malata e ferita o non lo siamo. O Il Presidente della Repubblica compie atti necessari e doverosi per rimediare allo stato di pericolo o se si comporta in modo impeccabile, non compiendoli, vuol dire che quegli atti non occorrono perché la democrazia non è in pericolo.

 

La piazza del 25 ottobre è una piazza importante da riempire per il Pd. Ma la scelta comunicativa per stimolare il proprio popolo alla adunata appare azzardata e sconclusionata. Di Pietro ha gioco facile nel divenire l’unico beneficiario della campagna di scontro che il Pd ha lanciato contro il governo e il suo premier.




    Lascia un commento

    Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

    Logo WordPress.com

    Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

    Foto Twitter

    Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

    Foto di Facebook

    Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

    Google+ photo

    Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

    Connessione a %s...



%d blogger cliccano Mi Piace per questo: