Sondaggi Alitalia, solo il 16% approva Veltroni.

“Il Pd nei sondaggi è intorno al 30 per cento e continua a salire. È un grandissimo successo. Siamo in condizione di crescere ulteriormente.” Così Walter Veltroni ieri sera, 22 settembre 2009, a SkyTg24 intervistato da Maria Latella. Il 13 aprile il Pd alle elezioni politiche ha ottenuto il 33,1% dei voti. Il sondaggio del 22 settembre 2008  effettuato dall’Osservatorio Digis-SKYTG24 dà il Pd al 28%. Ben il 5,1% in meno. Occorre che il segretario del Pd comprenda il significato delle parole: salire, successo, crescere ulteriormente!

 

Inoltre la vicenda Alitalia, comunque vada a finire, sarà disastrosa, non tanto per il governo, quanto per il Pd in termini di consenso. I primi sondaggi già lo indicano in maniera evidente. Gli italiani sondati da IPR marketing per La Repubblica ritengono migliori le iniziative e le posizioni di Di Pietro (26%) rispetto a quelle del Pd (16%). In questa settimana decisiva nella trattativa e nella rappresentazione mediatica Di Pietro c’era, Veltroni non c’era. Di Pietro ha assunto una posizione coerente contro il governo e a sostegno dei lavoratori delle sigle che non hanno sottoscritto l’intesa con la CAI, con una presenza scenica fortissima a Fiumicino. Veltroni era a New York, per affari privati. I giornali raccontano di intese segrete fra il leader democratico ed Epifani per far saltare il tavolo e boicottare la linea tenuta, anche se in gran riserbo, da D’Alema e Letta. Di Pietro al contrario ha pressato in modo ossessivo Fantozzi, e il fatto che ora sia più autonomo nel suo ruolo di commissario straordinario rispetto alle posizioni del governo, dopo la rottura della trattativa, appare un successo del leader dell’Idv. Il cul de sac in cui la situazione si è arenata appare diretta responsabilità di un gioco “politico”, piuttosto che di una reale assenza di accordo industriale fra il sindacato e la Cai. La diretta responsabilità del fallimento potrà essere facilmente imputata, non solo dagli addetti ai lavori, ma cha della opinione pubblica alla CGIL e al leader del Pd.

 

Insomma il Pd non cresce, anzi scende e in maniera rapidissima. Il 28% di consenso è la soglia di resistenza. Uno sfondamento al ribasso potrebbe aprire scenari plumbei per il segretario del Pd. La  fuga nelle periferie non è ancora iniziata, ma il lavoro di Di Pietro sui territori locali è incessante. Il test abruzzese per il rinnovo del presidente e del consiglio regionale  potrebbe segnare una svolta decisiva nei rapporti fra Pd e Idv. L’Idv ha il suo candidato, il Pd non sa se appoggiarlo o correre da solo verso la sicura sconfitta. In più non sa come raccogliere i voti senza i potentissimi e votatissimi consiglieri e assessori uscenti ora inquisiti. Schiacciati fra la questione morale e il tarlo di un possibile sorpasso da parte dell’Idv, il Pd in Abruzzo si sta giocando una partita decisiva per il suo futuro, senza una strategia chiara.

 

Il fallimento di Alitalia e lo scacco abruzzese potrebbero rappresentare due colpi difficilmente assorbibili da parte del leader democratico.




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