Berlusconi non salva Alitalia. Per il momento.

 

La Cai di Colaninno & Co. ritira l’offerta per l’acquisto degli asset sani di Alitalia e di fatto mette nelle condizioni il commissario straordinario Fantozzi di portare i libri della compagnia aerea italiana in tribunale. Epifani e i piloti hanno detto no al salvataggio organizzato da Berlusconi attraverso la cordata italiana e Colaninno non ha aspettato un minuto oltre la scadenza dell’ultimatum per ritirarsi tirando così un bel sospiro di sollievo. L’avventura era rischiosa, non solo per “ingovernabilità” delle relazioni industriali con i sindacati, ma soprattutto per le condizioni di liquidità interna alla cordata dopo il fallimento di Lehman, visto i legami di alcuni soci di Colaninno con la banca d’affari americana.

 

Certo lo smacco di immagine per Berlusconi può essere notevole, visto il grande impatto che la vicenda ebbe in campagna elettorale e per i risvolti nei rapporti con la Lega sul ruolo di Malpensa anche in vista dell’Expò di Milano del 2015. Ma ancora più grande è l’opportunità politica di addossare tutta la responsabilità del fallimento della trattativa al sindacato rosso e ai suoi sodali politici annidati nel Pd. Se passasse questo messaggio mediatico il livello di consenso per il sindacato e la sinistra sarebbe disastroso.

 

Sul piano della alleanza sindacale lo strappo fra i tre sindacati è già avvenuto oltre che per la differente decisione assunta sul merito del piano della Cai, soprattutto per la lacerazione dei rapporti personali fra i tre segretari generali, con Angeletti e Bonanni che accusano  senza giri di parole personalmente Epifani del fallimento del salvataggio della compagnia aerea. Si profila un sindacato nuovamente diviso con la CGIL isolata e arroccata su posizioni antigovernative a prescindere.

 

Ora il fallimento appare la strada maestra. Occorre capire se l’Italia sarà in grado di ripercorrere le gesta della Svizzera che ha saputo ricostruire una compagnia area di bandiera dopo il fallimento della preesistente.

 

Considerazione finale per comprendere il futuro dell’opposizione: Di Pietro è a Fiumicino a solidarizzare con i lavoratori che “festeggiano” l’affossamento del salvataggio di Alitalia e il loro inevitabile licenziamento. Veltroni è a New York, e se ha comprato un biglietto andata e ritorno Alitalia, potrebbe restarci.




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