Archivio per settembre, 2008

 

 

Il sondaggio effettuato da Digis-Skytg24 sulle intenzioni di voto degli italiani, conferma il momento di forza dei partiti governativi che insieme superano il 50% dei voti. Bene il Pdl che cresce dello 0,5% rispetto alla scorsa settimana arrivando al 40,7%, La Lega si conferma al 9,3% (-0,2% rispetto all’ultima rilevazione) e l’MPA sempre attorno all’1% (0,9%, -0,1% rispetto alla scorsa settimana).

 

Il Pd rimbalza da quota 28% e guadagna dopo la vicenda Alitalia uno 0,2%. Di Pietro scende al 7,7% e perde uno 0,1% rispetto alla scorsa settimana.

 

L’Udc torna e vedere quota 5% con un +0,2% rispetto al 22 settembre arriva al 4,9%. La Destra scende all’1,8% (-0,1%).  Scende nuovamente l’area dell’ex sinistra arcobaleno dopo le polemiche in settimana dentro Rifondazione Comunista: 3,9% contro il 4,3% della scorsa settimana. I Socialisti al 0,7%.

 

Il dato appare confermare come i blochhi di elettorato siano stabili all’interno delle loro aree di appartenenza e  i flussi elettorali siano minimi e circoscritti all’interno di partiti alleati. In vista delle europee buon segnale per l’Udc, mentre Di Pietro sembra consolidare la crescita di questi mesi confermando un dato ben al di sopra del 5%. Il Pd come indicato nelle scorse settimane ha il suo punto di equilibrio attorno al 28%. Sarà interessante vedere la prossima settimana come reagirà l’elettorato al duro attacco sferrato contro il governo da Veltroni: soprattutto se ci sarà un recupero di voti del Pd ai danni dell’Idv. Il Sondaggio. 

Il 54% degli italiani ha fiducia nel premier Silvio Berlusconi. Un +3% rispetto all’ultima rilevazione del 14 luglio scorso (51%). Anche il governo in generale sale di tre punti percentuali: dal 48% al 51%. Quanto emerge dal sondaggio dell’Osservatorio Digis-SkyTg24.

L’84% degli italiani concorda con l’affermazione di Famiglia Cristiana: “l’Italia sta cambiando pelle: sempre più violenta e intollerante”. Solo il 16% è contrario. Ma parallelamente ben il 55% del campione è d’accordo con il provvedimento del Governo di inviare 500 uomini in Campania dopo la strage di 6 extracomunitari a Castel Volturno.

Secondo l’osservatorio Digis-SkyTg24 per il 28% degli italiani il merito del salvataggio di Alitalia è da attribuire al Governo Berlusconi, il 22% alle sigle sindacali Cisl, Uil e Ugl. Soli il 6% indica Veltroni e il 5% la CGIL . La CAI viene indicata dal 4% e il commissario Fantozzi è indicato dal 2%. Ben il 33 % non indica.

 

Dunque l’opinione pubblica assegna il successo dell’iniziativa al Governo e a quelle sigle sindacali che per prime hanno aderito alla proposta CAI. Molto basse le indicazioni per Veltroni e la CGIL che insieme raggiungono l’11%.

 

Inoltre il 55% del campione inoltre si sente molto e abbastanza legato al marchio Alitalia e ben il 49% si augura che possa restare una impresa totalmente italiana. Il 18% proferirebbe l’ingresso di Air-France e il 16% quello di Lufthansa.

E scontro sia. Veltroni scavalca Di Pietro sul fronte dell’antiberlusconismo è va giù duro contro il Premier, paragonandolo a Vladimir Putin. L’intervista  domenicale a Cazzullo sul Corriere della Sera è di quelle che segnano un’epoca e annunciano una nuova strategia politica e comunicativa. Walter il “buono”, Walter il politicamente corretto cambia registro e attacca in modo frontale il suo avversario. La campagna elettorale di primavera e l’incontro con la stretta di mano del dicembre scorso appaiono cartoline sbiadite di un’altra era politica.

 

Veltroni cerca la rissa. Guarda da un lato allo smottamento di voti dal Pd verso Di Pietro e la sinistra radicale e nota dall’altro come la società e l’elettorato siano “contagiati” da una condivisione di valori che il centrodestra propone e che ripugnano la sua visione di società e di Stato. In più ha l’esigenza di chiuder in fretta l’attenzione mediatica sul caso Alitalia, che nonostante il suo sforzo comunicativo viene considerata dall’opinione pubblica un altro successo del governo.  E così sceglie di anticipare l’avversario chiudendo ogni ipotesi di confronto. Del resto la campagna di autunno si annuncia carica di appuntamenti “frontali” per il Pd contro il governo: la raccolta di firme e la manifestazione di ottobre, gli scioperi generali di settore annunciati dalla CGIL, la sfida elettorale in Abruzzo.

 

Veltroni ha davanti a sé una lunga stagione di opposizione fino al prossimo appuntamento elettorale del 2013. Oggi annuncia che questa legislatura farà a meno del riformismo dialogante con l’avversario come proposto in campagna elettorale. La linea Di Pietro fatta di piazze, di firme e urla contro il “dittatore” può essere quella vincente. Inoltre il l Pd torna a guardare e a rapportarsi in modo osmotico con la CGIL, lasciando una parte del partito isolata nel suo rapporto storico con la CISL e probabilmente sacrificherà sull’altare dell’antiberlusconismo anche la riforma della giustizia che il dialogante Violante stava tessendo con il Pdl.  

 

Vedremo gli effetti prima nei sondaggi e poi nei prossimi appuntamenti elettorali della nuova linea del leader del Pd.

 

“È l’economia stupido.” Così disse Clinton nel 1992 e vinse le elezioni. Oggi è davvero l’economia a regnare in modo decisivo in questo scorcio finale della campagna elettorale americana. Il terreno più ostico per John McCain, quello più confortevole per Barck Obama dicono gli analisti . Nella notte però il tanto atteso via libera da parte del Congresso, nonostante l’incontro bipartisan alla Casa Bianca dei candidati presidenti, al super piano di salvataggio del sistema finanziario americano non c’è stato. E sono proprio un gruppo di deputati del GOP, guidati con molta probabilità da McCain, a rifiutare il contento e il metodo dell’intervento proposto dall’amministrazione repubblicana e dal segretario al tesoro. Miopia, pura strategia elettorale o incredibile intuito politico e affinità con il profondo credo liberista del popolo americano quella di McCain?

 

La partita è drammatica, aldilà delle conseguenze inerenti la campagna elettorale, poiché la scelta in un senso o nell’altro inciderà profondamente sulla vita quotidiana di milioni di americani e di riflesso sull’intera popolazione mondiale. La sensazione è però che l’america profonda in questa circostanza si fidi del militare e scarso conoscitore di economica McCain. Gallup ci dice che ha recuperato altri due punti e ora è in parità con il rivale democratico.

 

Nel pomeriggio italiano riprenderanno i negoziati al Congresso. McCain fino a che non sarà stata trovata una soluzione lascerà sospesa la sua campagna, disertando, probabilmente, anche l’attesissimo primo confronto televisivo. Per i detrattori ha paura di affrontare Obama, per i suoi sostenitori è semplicemente la riprova che per John “Country first”. Di certo, proprio quanto la partita sembrava chiusa a favore di Obama, McCain ha saputo prendere scelte inaspettate e clamorose, capaci di ridare un senso alla sua campagna. Prima Sarah Palin, oggi la scelta di contrastare la politica economica di Bush, sostenuta dal suo rivale.

 

Se Obama all’inizio della sua avventura aveva al suo arco la freccia dell’anticonformismo, certamente alla fine della campagna  dobbiamo registrare che l’outsider, con tutto quello che di positivo e negativo assume questa parola nell’immaginario collettivo americano, incredibilmente resta il “vecchio” John McCain, il ragazzo antisitema.

 

16:30 – “Ho fatto semplicemente quello che ritenevo doveroso fare: dare una mano per evitare una tragedia”. Lo ha detto il leader del Pd, Walter Veltroni. “Fino a qualche giorno fa- aggiunge- si profilava proprio per oggi una catastrofe per il paese”.

Come volevasi dimostrare: Veltroni, la lettera e la futura memoria.

 

14:52 – Sacconi: “Oggi aggiunto solo verbale rispetto a intesa del 18. I documenti firmati oggi da Cgil, Cisl, Uil e Ugl “sono gli stessi approvati il 18 settembre scorso”. Lo puntualizza il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, aggiungendo che il verbale stilato oggi “contiene ciò di cui si è discusso e chiarimenti sui contenuti che erano già nelle pieghe dei documenti”. Al contrario, “non c’è alcuna novità sul partner internazionale” perchè “è stato sempre previsto dal piano e sarà Cai a sceglierlo più avanti”. 

 

 

13.53 – La GCIL ha firmato accordo con le integrazioni avanzate e accettate dalla Cai.  Fonte www.repubblica.it

 

13.41 – CGIL smentisce la firma. Materialmetne non è stata apposta. Cosa significa? Restiamo in attesa. Fonti confermano sostanziali modifiche nel piano proposto da Cai. Attendiamo!

 

12.59 – C’è la firma della Cgil sulla proposta Cai. La stessa identica proposta che venerdì scorso Epifani rigettò, (con un verbale di intregrazione e di chiarimenti). Una settimana di bizantinismo politico del Pd e in particolare del segretario Veltroni e del suo sindacato di riferimento per giungere alla soluzione più ovvia. Il piano Cai salva l’Alitalia e la sua italianità. Aldilà delle valutazioni di merito sull’accordo quello che conta sul piano mediatico e di comunicazione è la capacità di Berlusconi di aver portato a casa la partita esattamente nei termini presentati in campagna elettorale: salvataggio dal fallimento, italianità della compagnia di bandiera, accordo con un partner internazionale ma in quota minoritaria. 

 

 

 

 

 

Deve aver sortito qualche effetto il sondaggio della Ipr Marketing pubblicato ieri da repubblica.it  se Veltroni si è precipitato a scrivere al Presidente del Consiglio una letterina con tre proposte. Sulla lettera interessanti riflessioni di Minzolini sulla La Stampa  e de Il Foglio.

 

Nella sostanza il leader del Pd sta ben comprendendo che il fallimento di Alitalia sarebbe imputato alla CGIL e a lui personalmente come ispiratore politico dell’atteggiamento tenuto in questa settimana da Epifani. Le opzioni sul tavolo per risolvere la vicenda appaiono essere ancora legate esclusivamente alla cordata di Colaninno. Con un presenza societaria dei tedeschi di Lufthansa anticipata probabilmente rispetto ai piani iniziali della Cai. Veltroni, sostanzialmente,  non vuole che il successo della trattativa passi attraverso la sconfitta delle posizioni della CGIL e dunque, di riflesso, attraverso le sue indicazioni. La lettera assume la funzione di prova da rivendicare a futura memoria in caso di successo: Veltroni vuole acquisire il merito di avere dato lo stimolo decisivo per la soluzione finale della vicenda. Ai più la lettera di ieri appare invece la prova provata della incomprensibile intesa fra Pd e CGIL della scorsa settimana che fece saltare la trattativa.

 

Bizantinismi della politica italiana. Ma alla fine Veltroni e Epifani sono all’angolo. Firmare significherebbe salvare Alitalia e dare al governo Berlusconi ulteriore forza. Proseguire nel rifiuto dell’accordo significherebbe dare uno smacco al governo, ma soprattutto assumersi davanti alla opinione pubblica la responsabilità politica del fallimento di Alitalia, della rottura della unità sindacale e della definitiva lacerazione dei rapporti interni al Pd.