Veltroni e Di Pietro, fine di un matrimonio incomprensibile.

 

“Andiamo soli per essere liberi”. L’appello di Spello di Veltroni è da considerarsi il crocevia dal quale trae origine il presente e il futuro della politica italiana. Quella frase ha scatenato un meccanismo prima di attese e di speranze e poi ha realmente prodotto una accelerazione del sistema politico nazionale. In particolare sulla rappresentanza parlamentare (soli 5 gruppi alla Camera) e sulla prassi costituzionale (nomina del premier senza riserva). I frutti prodigiosi di quella frase, nata dalla volontà  di traghettare il paese fuori dalle secche dello scontro ideologico basato sulla figura di Silvio Berlusconi, gli ha raccolti e continua a raccoglierli solo il leader azzurro, premier di un governo bipartitico (PDL e Lega Nord). Veltroni sconfessando quella frase e siglando l’intesa con Di Pietro ha costruito le premesse per l’attuale caos che travaglia la frastagliata opposizione parlamentare. La rottura con Di Pietro da parte di Veltroni non ci sorprende, è nelle cose. È piuttosto l’intesa elettorale fra Pd e IDV che resta avvolta nel mistero. È un passaggio della vita politica nazionale che dovrà essere indagato. Perché il PD di Veltroni promise il sogno visionario e immaginifico di una corsa solitaria e maggioritaria, rinunciando ad intese con i socialisti e con la Sinistra Arcobaleno, per poi velocemente stringere un accordo di coalizione con Di Pietro, lasciando all’IDV la agognata presenza del simbolo elettorale nella scheda, sotto l’ala protettrice dell’alleanza con il PD? Senza l’alleanza l’IDV avrebbe raccolto lo stesso consenso? Avrebbe superato la soglia del 4%. Sarebbe entrata in Parlamento?

Oggi registriamo la rottura del dialogo fra maggioranza e opposizioni, la frammentazione assoluta delle minoranze (UDC, PD e IDV ognuna con una propria e autonoma strategia), la delegittimazione della massima istituzione di garanzia da parte di forze parlamentari.

Veltroni si deve fare carico politicamente di questa situazione: la sua maggiore responsabilità discende dal semplice fatto di aver tradito la sua stessa dottrina maggioritaria. Non solo a causa di quell’accordo ha perso la libertà di inseguire il proprio sogno maggioritario, ma anche la possibilità di perseguire la strada della costruzione di un nuovo sistema costituzionale condiviso sul quale lanciare la prossima sfida elettorale al centrodestra.

Oggi le macerie che affliggono il campo della minoranza sono la lineare conseguenza della incapacità di portare a compimento non solo la promessa della corsa solitaria e maggioritaria del PD, ma soprattutto la promessa di chiudere una fase di transizione della politica italiana. Questa pagina si può chiudere e lo si sapeva bene anche nel marzo scorso, solo ponendo termine allo scontro fra il potere esecutivo e quello giudiziario, ristabilendo un equilibrio che dal 1992 è stato alterato. Questo passaggio non si poteva e non si può realizzare con l’avallo di Antonio Di Pietro. Veltroni alleandosi con l’IDV ha di fatto dimostrato che non era in grado di poter contribuire a questo progetto. Oggi il governo Berlusconi, con il lodo Alfano, da solo e con l’avallo impeccabile della Presidenza del Repubblica, chiude questa pagina.


  1. tutto questo si traduce in un grave danno per l’Italia, poiché la presenza di una opposizione politica che sia costruttiva e moderna continua ad essere un miraggio. Veltroni vorrebbe farla ma non può, Di Pietro non avrebbe le capacità per farla anche se potesse.
    Peccato per quell’allenza elettorale tra PD e IDV, se non ci fosse stata ora finalmente ci godremmo un Di Pietro impegnato tutto il giorno a fare quello che gli riesce meglio: seminar zizzania arando i campi col suo bel trattore.




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