Cosa si nasconde dietro la guerra tra Tremonti e Draghi.

 

Oggi all’assemblea dell’Abi si è svolto ultimo scontro della disputa fra Tremonti e Draghi. Il Ministro della Economia e il governatore di Bankitalia sono i protagonisti di una guerra, più che personale, di sistema. Tremonti ha individuato nella sua dottrina antimercatista negli “illuminati” profeti della globalizzazione mondiale dei mercati il principale nemico dello sviluppo economico europeo e nazionale. Draghi di fatto rientra per Tremonti in questa ristretta cerchia di colpevoli.  Lo scontro è di antica data, ma oggi grazie alle nuove responsabilità di governo di Tremonti e alle politiche subito messe in atto (Robin Hood Tax) e quelle annunciate (attuazione dell’art. 81 del trattato istitutivo della UE per contrastare le speculazioni azionarie sui beni di prima necessità e la proposta di una Nuova Bretton Woods grazie alla quale i governi nazionali si riapproprino della politica monetaria), si acutizza. Di fatto Tremonti è consapevole di agire in un contesto normativo europeo dove la politica monetaria è stata consegnata alla BCE (art. 107 Trattato di Maastricht) e la politica di bilancio si maneggia nel delimitato campo imposto dai vincoli europei del rapporto debito/Pil. Tremonti ritiene giunto il momento che la politica (monetaria e di bilancio) torni nelle piene disponibilità dei governi nazionali e si ponga fine al governo della  tecnofinanza che ha caratterizzato l’ultimo decennio attraverso la globalizzazione dei mercati e cui effetti si stanno ripercuotendo come uragani sull’economia reale dei paesi occidentali, colpendo soprattutto i ceti medio/bassi a causa della perdita del potere di acquisto del denaro più che per dinamiche inflazionistiche interne per gli effetti endogeni (caropetrolio e carocibo).

La guerra è dunque di sistema, perché la crisi in atto è di sistema. Il collasso delle economie occidentali viene dato da alcuni discussi economisti non come una probabilità, ma come una evidente situazione in via di piena realizzazione. I tempi per evitare il peggio dunque sono stretti? Le risposte non potranno che arrivare comunque dopo l’insediamento della nuova amministrazione USA.  Ma da qui a novembre prima (elezioni Usa) e a gennaio 2009 poi (insediamento), il sistema economico occidentale, ormai in evidente recessione, quali altri danni potrà provocare alla vita dei cittadini?

Il lato leghista di Tremonti, da tempo evidente, (i popoli come cuore pulsante delle società) sembra essere stato determinante in questa nuova visione antimercatista, ma allo stesso tempo non si spinge al punto di rigettare il percorso di unificazione europea tracciato dal Trattato di Lisbona. Occorre per Tremonti sì una regia globale, ma che non sia in mano ai tecnofinanzieri, ai banchieri, agli speculatori,  agli illuminati, ma ai rappresentanti dei popoli. Un dato è certo, quelli che fino a pochi mesi fa erano temi portati avanti da alcuni dietrologi in rete e da movimenti chiaramente antisistema orano entrano di impeto nelle agende dei leader mondiali. Evidentemente consapevoli che il “sistema” sta per andare in tilt.


  1. Anonima Romana

    Bell’articolo… e complimenti per il sito!

  2. antonellobarone

    grazie per essere passata.
    ciao

  3. pietro

    Sembra che in nei piani alti della politica Tremonti conti come il 2 di picche se si legge qui:
    http://phastidio.net/2008/07/09/e-via-verso-nuovi-successi/
    Se il G8 dichiara che le via giusta è seguire le indicazioni di Draghi penso che il commercialista di Sondrio sia solo un nostalgico di quel dominio della politica sull’economia che ci ha portato un debito pubblico e una pressione fiscale da record.
    E chiunque voglia farmi crede che i politic attuali sono meglio di quelli degli anni 80 farebbe meglio a controllare che lavoro facevano Brunetta & Tremonti negli anni 80 come collaboratori di ministri targati PSI.

  4. antonellobarone

    grazie per il tuo commento,
    è una guerra, le posizioni sono differenti e gli equilibri mondiali in evoluzione. Il fatto che un ministro dell’economia del g8 inizi a proporre soluzioni differenti è la vera notizia, anche se a Tokio è andato tutto secondo copione.
    Per quanto riguarda il dominio dell’economia (pochi con molti soldi), contro la politica (eletti dal popolo sovrano) ho qualche dubbio che sia la soluzione migliore per una società che viglia dirsi democratica.
    Sul debito degli anni ’80 ci sarebbe molto da dire e le terorie sono diverse.
    Senza scomodare i terorici del signoraggio, lettura comunque interessante, sarebbe utili sentire oltre che la versione ufficiale che la stampa nazionale ci racconta da 15 anni anche un’altra campana. Se hai voglia leggi “strettamente riservato” di Geronimo, alias il ministro democristiano Cirino Pomicino. Come dici tu, un gigante in confronto ai politici attuali




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