Berlusconi e il reato di clandestinità. Ambiguo o convesso?

La strategia comunicativa berlusconiana in politica estera è convessa. Si piega e si adegua all’interlocutore di turno, fino a far combaciare i propri convincimenti con gli spigoli più ostici e acuti del suo interlocutore. La cordialità privata si dipana sino alla pubblica ostentazione del feeling. Ed così ieri pur di ricevere il franco sorriso di Zapatero, il vigoroso saluto di Sarkozy e il silenzioso apprezzamento vaticano Berlusconi ha pensato bene che una polemica mediatica con la Lega sarebbe stato il male minore rispetto a questa sua brillante rentrée sul palcoscenico internazionale. Del resto la tecnica di imputare all’informazione la colpa di avere mal compreso è ormai uno strumento ordinario nella gestione dei rapporti politici/mediatici del leader italiano.  E non appaia solo un escamotage d’urgenza. Ieri Berlusconi ha usato una parola chiave nel suo intervento riferendosi al previsto reato di clandestinità inserito nel ddl del governo. Quella parola è “personale”. Berlusconi non ritiene personalmente che sia possibile prevedere il reato, tanto è vero che ha fatto spostare la previsione normativa dal decreto d’urgenza al ddl, demandato di fatto alla dialettica parlamentare la scelta sulla controversa questione. Oggi ha chiarito che comunque da premier ha firmato il ddl facendosi carico della sintesi trovata all’itenro del consiglio dei Ministri sul punto. Dunque nessun cambio d’opinione. Ambiguo? In gioco c’è da un lato il rapporto con la Lega, l’elettorato del nord e in generale l’attesa degli italiani di una azione decisa da parte del governo per estirpare la percezione dell’insicurezza. Dall’altro la ricerca di sponde internazionali e vaticane, in questi primi giorni del tutto  assenti, anzi, che non possono mancare per costruire quel percorso da statista che Berlusconi vuole realizzare per coronare la sua avventura politica. In fondo più che una contraddizione appare la spregiudicata ma sagace scelta di un politico navigato che utilizza i diversi contesti dove è impegnato per cercare di ottenere il massimo risultato possibile. Ovviamente la stampa, dopo la precisazione odierna, già parla di retromarcia, di doppiezza. L’effetto comunicativo è certamente stonante. Berlusconi ha aperti molti tavoli: quello della maggioranza e del suo rapporto con il vasto elettorato che lo ha scelto; quello del dialogo costituente con l’opposizione; quello dei rapporti internazionali in particolare con i leader europei. Trovare una sintesi utile per non essere estromesso da nessuno di questi tre tavoli può passare anche attraverso l’utilizzo spregiudicato di sfumature semantiche. Ma il rinviare il momento della chiarezza potrebbe accrescere la delusione e la frustrazione di uno dei suoi interlocutori.

 

 




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