Italia e media esteri, fra pregiudizio e interesse.

 

Il voto politico di aprile ha aperto nuovi scenari. Gli effetti sulla politica interna hanno già dimostrato di essere sostanziali. Prassi costituzionale innovata, chiarificazione del quadro della rappresentanza parlamentare, omogeneità programmatica del governo e legittimazione reciproca fra maggioranza e opposizione. Si è aperta una fase di dialogo fra le parti che consente di sperare nella modifica in senso europeo delle regole del gioco democratico. Ma tutto questo non basta a garantire al governo una azione esecutiva priva di disturbi. E i disturbi più significativi non sono quelli fisiologici della contrapposizione parlamentare (ad esempio la caduta del governo sull’emendamento salva Rete4), ma sono eterogenei, ma con un unico filo conduttore: l’ingerenza esterna. Come scrivemmo in un precedente post  occorre “Un governo che decida, che governi, che sia un grado di darsi una gerarchia e una agenda politica e che la detti al mondo della informazione e che non la subisca, capace di modificare in fretta anche il forte pregiudizio che permane nell’opinione pubblica e nei media internazionali”.

 

Prima la Spagna, poi il Vaticano e l’ONU sul tema della sicurezza, adesso la Germania sul dossier nucleare dell’Iran che pone il veto dell’ingresso dell’Italia nel gruppo 5+1. La partita si gioca in Europa, dove per fortuna sembra fare presa almeno il prestigio personale del ministro Tremonti, e nella rappresentanza che i media internazionali fanno del nostro paese. In gioco ci sono gli equilibri politici continentali in veloce evoluzione, ma soprattutto equilibri economici e sociali di portata strategica per il futuro del globo. La potenziale forza dell’esecutivo Berlusconi viene vissuta come un oggettivo pericolo da tutti coloro che in questi anni hanno goduto di posizioni di forza grazie proprio alla debolezza strutturale del nostro sistema politico ed economico. Dunque la critica preventiva all’Italia non nasce tanto a causa di una visione pregiudiziale sulla destra italiana, quanto dalla celata consapevolezza che un governo forte consentirebbe all’Italia di tentare di giocare non più di rimessa nei consessi internazionali politici ed economici. Per queste ragioni l’interferenza dialettica su scelte prese o da prendere dal nostro esecutivo da parte di esponenti di altri governi o di organizzazioni internazionali è parte di quel meccanismo complesso e convergente che tenta di “soffocare” la speranza della ripresa italiana. Occorre una sapiente regia per fronteggiare questa strategia tesa a lasciare il paese nel suo perimetro di arretratezza democratica ed economica.

 

Fermezza nella assunzione delle decisioni e apertura al dialogo per smascherare il pregiudizio. È necessaria una azione di radicale che parta da questi due pilastri per consentire la ridefinizione della percezione che all’estero si ha dell’Italia. Occorreranno certo anni per costruire questo processo. Ma per ottenere successi interni occorre che i disturbi dall’esterno siano ricondotti nell’alveo della fisiologicità, senza straripare il confine della ingerenza politica. Nell’agenda di Berlusconi sarebbe utile prevedere fra i primi interventi quello della creazione di un gruppo di azione per facilitare una corretta narrazione della società e della politica italiana. Un vero progetto di comunicazione, che potrebbe trovare nel moderno e corretto utilizzo della rete un plus vincente.

 

 


  1. in sintesi direi che ci sono questioni di potenza che spingono molti paesi a voler l’Italia sempre messa in un secondo o terzo piano. Ora però dobbiamo essere consapevoli che vogliamo ritornare sul palcoscenico internazionale, ci metteremo anni a riavere prestigio ed ascolto ma meglio iniziare ora.




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