Archivio per giugno, 2008

La strategia comunicativa berlusconiana in politica estera è convessa. Si piega e si adegua all’interlocutore di turno, fino a far combaciare i propri convincimenti con gli spigoli più ostici e acuti del suo interlocutore. La cordialità privata si dipana sino alla pubblica ostentazione del feeling. Ed così ieri pur di ricevere il franco sorriso di Zapatero, il vigoroso saluto di Sarkozy e il silenzioso apprezzamento vaticano Berlusconi ha pensato bene che una polemica mediatica con la Lega sarebbe stato il male minore rispetto a questa sua brillante rentrée sul palcoscenico internazionale. Del resto la tecnica di imputare all’informazione la colpa di avere mal compreso è ormai uno strumento ordinario nella gestione dei rapporti politici/mediatici del leader italiano.  E non appaia solo un escamotage d’urgenza. Ieri Berlusconi ha usato una parola chiave nel suo intervento riferendosi al previsto reato di clandestinità inserito nel ddl del governo. Quella parola è “personale”. Berlusconi non ritiene personalmente che sia possibile prevedere il reato, tanto è vero che ha fatto spostare la previsione normativa dal decreto d’urgenza al ddl, demandato di fatto alla dialettica parlamentare la scelta sulla controversa questione. Oggi ha chiarito che comunque da premier ha firmato il ddl facendosi carico della sintesi trovata all’itenro del consiglio dei Ministri sul punto. Dunque nessun cambio d’opinione. Ambiguo? In gioco c’è da un lato il rapporto con la Lega, l’elettorato del nord e in generale l’attesa degli italiani di una azione decisa da parte del governo per estirpare la percezione dell’insicurezza. Dall’altro la ricerca di sponde internazionali e vaticane, in questi primi giorni del tutto  assenti, anzi, che non possono mancare per costruire quel percorso da statista che Berlusconi vuole realizzare per coronare la sua avventura politica. In fondo più che una contraddizione appare la spregiudicata ma sagace scelta di un politico navigato che utilizza i diversi contesti dove è impegnato per cercare di ottenere il massimo risultato possibile. Ovviamente la stampa, dopo la precisazione odierna, già parla di retromarcia, di doppiezza. L’effetto comunicativo è certamente stonante. Berlusconi ha aperti molti tavoli: quello della maggioranza e del suo rapporto con il vasto elettorato che lo ha scelto; quello del dialogo costituente con l’opposizione; quello dei rapporti internazionali in particolare con i leader europei. Trovare una sintesi utile per non essere estromesso da nessuno di questi tre tavoli può passare anche attraverso l’utilizzo spregiudicato di sfumature semantiche. Ma il rinviare il momento della chiarezza potrebbe accrescere la delusione e la frustrazione di uno dei suoi interlocutori.

 

 

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Il voto politico di aprile ha aperto nuovi scenari. Gli effetti sulla politica interna hanno già dimostrato di essere sostanziali. Prassi costituzionale innovata, chiarificazione del quadro della rappresentanza parlamentare, omogeneità programmatica del governo e legittimazione reciproca fra maggioranza e opposizione. Si è aperta una fase di dialogo fra le parti che consente di sperare nella modifica in senso europeo delle regole del gioco democratico. Ma tutto questo non basta a garantire al governo una azione esecutiva priva di disturbi. E i disturbi più significativi non sono quelli fisiologici della contrapposizione parlamentare (ad esempio la caduta del governo sull’emendamento salva Rete4), ma sono eterogenei, ma con un unico filo conduttore: l’ingerenza esterna. Come scrivemmo in un precedente post  occorre “Un governo che decida, che governi, che sia un grado di darsi una gerarchia e una agenda politica e che la detti al mondo della informazione e che non la subisca, capace di modificare in fretta anche il forte pregiudizio che permane nell’opinione pubblica e nei media internazionali”.

 

Prima la Spagna, poi il Vaticano e l’ONU sul tema della sicurezza, adesso la Germania sul dossier nucleare dell’Iran che pone il veto dell’ingresso dell’Italia nel gruppo 5+1. La partita si gioca in Europa, dove per fortuna sembra fare presa almeno il prestigio personale del ministro Tremonti, e nella rappresentanza che i media internazionali fanno del nostro paese. In gioco ci sono gli equilibri politici continentali in veloce evoluzione, ma soprattutto equilibri economici e sociali di portata strategica per il futuro del globo. La potenziale forza dell’esecutivo Berlusconi viene vissuta come un oggettivo pericolo da tutti coloro che in questi anni hanno goduto di posizioni di forza grazie proprio alla debolezza strutturale del nostro sistema politico ed economico. Dunque la critica preventiva all’Italia non nasce tanto a causa di una visione pregiudiziale sulla destra italiana, quanto dalla celata consapevolezza che un governo forte consentirebbe all’Italia di tentare di giocare non più di rimessa nei consessi internazionali politici ed economici. Per queste ragioni l’interferenza dialettica su scelte prese o da prendere dal nostro esecutivo da parte di esponenti di altri governi o di organizzazioni internazionali è parte di quel meccanismo complesso e convergente che tenta di “soffocare” la speranza della ripresa italiana. Occorre una sapiente regia per fronteggiare questa strategia tesa a lasciare il paese nel suo perimetro di arretratezza democratica ed economica.

 

Fermezza nella assunzione delle decisioni e apertura al dialogo per smascherare il pregiudizio. È necessaria una azione di radicale che parta da questi due pilastri per consentire la ridefinizione della percezione che all’estero si ha dell’Italia. Occorreranno certo anni per costruire questo processo. Ma per ottenere successi interni occorre che i disturbi dall’esterno siano ricondotti nell’alveo della fisiologicità, senza straripare il confine della ingerenza politica. Nell’agenda di Berlusconi sarebbe utile prevedere fra i primi interventi quello della creazione di un gruppo di azione per facilitare una corretta narrazione della società e della politica italiana. Un vero progetto di comunicazione, che potrebbe trovare nel moderno e corretto utilizzo della rete un plus vincente.