Berlusconi innova la prassi costituzionale

L’innovazione della prassi costituzionale nell’assegnazione (incontro informale prima delle consultazioni fra Napoletano e Berlusconi) e nella accettazione dell’incarico di governo (senza riserva e con immediata presentazione della proposta della lista dei ministri) è un segnale chiaro di come il sistema politico italiano abbia imboccato, già prima dell’esito elettorale grazie alla scelta maggioritaria del PD e del PDL, quella auspicata direzione di rinnovamento. Il nostro resta attualmente un sistema parlamentare puro in attesa di una riforma costituzionale della seconda parte della carta del ‘48, urgentemente sentita dai due maggiori gruppi parlamentari e ribadita ieri nuovamente da Veltroni, per rendere stabile e “costituzionalizzato” il nascente bipartitismo italiano. Ma intanto già la prassi costituzionale modificata in questi giorni grazie al combinato disposto della legge elettorale e dell’esito del voto popolare, compie evidenti innovazioni e quello che giurerà oggi è di fatto il primo vero e proprio governo del premier della storia repubblicana, con tutti gli aspetti positivi e negativi del caso, come sottolineato ieri dal Presidente emerito della Repubblica  Francesco Cossiga. Un governo di caratura strettamente politica, senza bisogno di esterni o tecnici di garanzia, con un gruppo di ministri espressioni di due soli gruppi parlamentari (PDL e Lega). Grazieessione di partito lla carta del ‘legge elettorale vede eletti parlmetnari scelti preventivaemnte . al Presidente emerito Co proprio alla natura ristretta e omogenea della coalizione di governo e per la forte leadership del Presidente del Consiglio si  profila l’opportunità di avere un consiglio dei Ministri che non sia più un lungo di compensazione delle differenti anime del governo, ma un board direzionale dal quale dirige la macchina dello stato e dare gerarchia alle scelte esecutive da compiere, diretto in modo più autorevole dal presidente del Consiglio, che di fatto per innovazione della prassi potrebbe divenire un vero e proprio Primo Ministro (investito direttamente dell’elettorato e leader del partito di maggioranza sono di fatto i tratti tipici dei  primi ministri dei diversi sistemi europei). Un governo, inoltre, che non solo gode di una forza parlamentare sostanziale, ma che per effetto della legge elettorale ha visto eletti parlamentari scelti  e nominati preventivamente dai leader dei partiti oggi al governo e dall’attuale Presidente del Consiglio.  Ci sono le condizioni “interne” per realizzare un processo di innovazione formale e di gestione concreta delle emergenze nazionali. Vi è la consapevolezza che lo stato dell’economia internazionale e gli stessi meccanismi macroeconomici limitano il campo delle scelte dei vari governi. Ma su questo tema l’attuale governo appare avere almeno una nuova teoria, quella antimercatista di Tremonti,  sul come affrontare la situazione. Ci sono novità politiche e istituzionali interessanti che lasciano fra gli osservatori e i cittadini crescere una attesa di svolta. In caso di fallimento l’effetto per la politica in generale sarebbe disastroso.




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