Archivio per aprile, 2008

La prima cosa che italiani chiedono al nuovo governo Berlusconi è risolvere il problema del carovita.

Il dato emerge dal sondaggio effettuato il 13 e 14 aprile dalla Digis per SkyTg24.

Il 60 % degli italiani individua nel carovita la prima urgenza che il nuovo esecutivo deve affrontare, l’11% del campione ritiene prioritario sostenere con politiche mirate la centralità della famiglia, il 10% desidera che il governo abbatta i costi della pubblica amministrazione, il 7% chiede più agevolazioni per le imprese e un altro 7% ritiene urgente affrontare il tema sicurezza, solo il 5% vuole che il governo dia attuazione ad una riforma del sistema giudiziario.

La rivelazione ha anche sondato altri aspetti dalla attualità politica connessa al voto politico.

Il 65% degli italiani ha dichiarato di non essere stato controllato dai presidenti di seggio al momento di entrare in cabina elettorale  per verificare l’eventuale possesso di cellulari.

Il 93% degli intervistati ha ritenuto semplice poter esprimere il voto alla lista preferita, ritenendo chiara la scheda elettorale e la modalità di voto.

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Ha vinto il nord, ha vinto il coraggio di Berlusconi di semplificare il quadro politico lasciando fuori dalle coalizioni pezzi importanti di consenso antisinistra (Udc e La Destra): ovvero ha rinunciato all’’8% degli elettori pur di ritrovarsi affianco solo alleati ai suoi occhi fedeli. Il paese così avrà un governo stabile numericamente e ristretto ed omogeneo politicamente. La strategia di Berlusconi è stata vincente. Ha conquistato tutte le regioni in bilico (Lazio, Abruzzo, Sardegna, Calabria e Liguria) al senato e ha straripato al Nord grazie al dato eccezionale delle Lega. Premiata la battaglia su Alitalia, divenuta icona di quel nord che crede di poter ancora far volare il paese.

Il Pdl e il Pd non superano il 40% ma la strategia delle microalleanze con Lega e l’Mpa e l’Idv è risultata premiante, soprattutto per Bossi e Di Pietro, che fanno sfruttato al meglio la presenza del loro simbolo (storico) nella scheda elettorale. Si salva Casini che entra in tutti e due i rami del parlamento, ma con un ruolo che politicamente diviene marginale. Sarà interessante valutare il dato dei flussi elettorali dello scudo crociato. Probabilmente recupera molto dall’ex elettorato della Margherita e cede voti al Pdl. Ora Casini deve inventarsi un futuro e non sarà facile.

Scompare la sinistra comunista dal parlamento. L’operazione arcobaleno è stata fallimentare, oltre ogni pessimistica previsione.  La lista guidata da Bertinotti perde consenso sia a sinistra verso i partiti che si rifanno esplicitamente al comunismo (Sinistra Critica e PCL) che a destra verso il Pd che ha attratto elettori pragmatici grazie all’idea del voto utile per la governabilità.

La Destra non si espande oltre il 2,5% .

La transizione politica si avvia alla sua fuoriuscita dal tunnel, ma non è ancor finita.

Berlusconi probabilmente dividerà il suo impegno da un lato a governare il difficile momento di crisi che attanaglia il paese e dall’altro aprirà il tavolo delle grandi riforme istituzionali e sociali che l’Italia attende insieme alla opposizione.

Berlusconi vuole lasciare un segno concreto nella storia della repubblica italiana. Nei prossimi 5 anni cercherà di modificare la seconda parte della costituzione e conseguentemente la forma di governo. L’Italia da un sistema parlamentare puro passerà ad un sistema con un maggior potere nelle mani dell’esecutivo.

Infine sarà riscritta la legge elettorale, probabilmente sul modello spagnolo.

Qui potete leggere la previsione scritta il 27 febbraio. I dati ufficiali ormai li conoscete.

La campagna elettorale del 2008 sarà ricordata come la campagna alla camomilla, e a poco servono queste ultime ore di bagarre dialettica fra Veltroni e Berlusconi, per modificarne il giudizio. Ma probabilmente gli osservatori più attenti, che hanno passato questi 50 giorni di campagna soprattutto in rete, la ricorderanno anche come la prima campagna elettorale in cui il sistema informativo classico, basato sugli old media, ha mostrato tutte le crepe che ben presto lo porteranno ad una fisiologica ristrutturazione. L’informazione viaggia in rete. Libera e senza vincoli editoriali. È sempre più uno scambio spontaneo, non mediato da interessi editoriali. Svincolato dalle logiche economiche e abbastanza spregiudicato da violare o aggirare le norme, stupide, che imbavagliano l’informazione. Il caso più evidente è quello delle corse clandestine di cavalli regionali che stanno appassionando migliaia di blogger e che nessun giornale o televisione ha il coraggio di raccontare, neanche come puro fatto di cronaca. La rete dimostra fantasia e coraggio nel perseguire un semplice obiettivo: informare senza censure. Ma allo stesso tempo il fatto stesso che manchi una certezza sulla validità delle informazioni immesse in rete, dimostra come in un era in cui l’informazione non è coercizzabile, tutte le norme che in qualche modo la vincolano, producono l’esatto effetto contrario rispetto allo scopo per le quali quelle stesse norme sono state scritte. L’art. 8 della legge n. 28/2000 è figlia di un mondo vecchio di guardare all’informazione, vecchio come i legislatori che l’hanno scritta e approvata. Alla fine di questa campagna elettorale ci chiediamo con terrore: quanti parlamentari nella nuova legislatura avranno le conoscenze necessarie per legiferare in modo coerente in tema di informazione con la realtà tecnologica che ormai pervade la nostra vita? Tutti, pochi, nessuno?

 

 

Anche in Italia arriva a pochi giorni dal voto una campagna GOTV. Un invito ai cittadini ad andare a votare ed esprimere il proprio voto. La campagna è una iniziativa spontanea della agenzia Proforma. In Spagna Zapatero sull’idea del voto da esprimere comunque con tutta la propria forza al di là dell’appartenenza politica ha costruito tutta la sua campagna. Lo spot  era davvero bello: il viaggio, l’idea della sacralità del voto, la differenza di opinioni fra la madre e il figlio che l’accompagna al seggio, la musica di sottofondo. L’idea chiave dello spot di Proforma sembra invece suggerire più che una condivisione del “sacro” gesto elettorale, l’idea  che lasciare le mani libere agli altri (quelli che votano) può essere pericoloso per chi non si esprime. Il tono e l’atmosfera sono più cupe e castrofobiche (l’assenza di musica iniziale) rispetto al viaggio dello spot spagnolo e al clima di solidarietà e di apertura. In qualche modo appare chiaro che l’invito al voto in questo spot è rivolto a tutti quelle che farebbero bene a votare perché c’è da avere paura se a votare fossero solo i propri nemici politici. Più che un invito agli astensionisti convinti o agli indifferenti, appare una chiamata alle armi di una parte politica ben determinata e delusa dalle precedenti esperienze politiche. Bella l’iniziativa, lodevole la gratuità della campagna, ma più che uno spot GOTV in senso lato, appare una operazione rivolta ad una precisa parte politica. Per altri info sull’argomento GOTV andate qui.

La polemica sulle schede elettorali, la battuta di Bossi e la rigidità formalista del Ministro Amato stanno preparando un pericoloso clima in vista dell’esito del voto. La vittoria al senato si giocherà su poche migliaia di voti in 4 regioni (Lazio, Abruzzo, Calabria, Sardegna). Imbastire una polemica così forte sulla scorrettezza delle schede da un lato e negare in modo preventivo qualsiasi tipo di soluzione alternativa dall’altro, dimostra come tutta la politica italiana abbia imboccato l’autostrada che porta dritti alla delegittimazione preventiva dell’esito elettorale. La legittimità del voto e il principio di legalità sono due pilastri dell’architettura costituzionale che non possono entrare in conflitto. Ma come sempre i principi si contemperano ed è compito di chi governa (il potere esecutivo) trovare il modo per prevenire situazioni di palese contrasto e di presunta illegittimità. Nelle elezioni del 2006 lo stile e il basso profilo del Ministro Pisanu ebbero un differente impatto sulla campagna elettorale. Pisanu non utilizzo la notizia dell’arresto di Provenzano a fini propagandistici e dimostrò una correttezza istituzionale impeccabile nella notte dello spoglio. Amato è stato invece protagonista delle ultime polemiche di questi giorni: la riammissione del simbolo della DC di Pizza e il caso appunto delle schede elettorali. In entrambi gli episodi non è apparso garante imparziale. Ma ormai le schede con i simboli posti in verticale anziché in orizzontale non si stamperanno più e anche il simbolo della DC di Pizza non sarà presente. Lunedì pomeriggio il dato interessante da commentare alla luce di questa ultima settimana di campagna elettorale sarà quello sulle schede nulle e contestate. La democrazia italiana si appresta a vivere un remake della notte del 9 aprile o peggio lunghe settimane di polemiche come nell’elezioni americane fra Bush contro Gore. È l’effetto della parcellizzazione dell’esito elettorale affidato ai premi di maggioranza regionali al senato. Il senato è stato il tema della campagna elettorale e sarà al centro della polemica sulla quale saremo chiamati a riflettere dopo il voto.