Il Pd negli ultimi 10 giorni si è impegnato fortemente nel nord-est. Si ritiene negli ambienti del loft romano che per l’esito elettorale, evidentemente, quella del nord, e in particolare il triveneto, sia una area strategica. Probabilmente lì è più semplice spiegare e rappresentare con le cosiddette foto opportunità l’idea chiave del programma veltroniano sul nuovo patto fra impresa e mondo operaio che il Pd vuole garantire. Eppure a 30 giorni dal voto, guardando i sondaggi sono altre le aree del paese dove sarebbe interessante concentrare una presenza massiccia del Pd. Le regioni in bilico. Ovvero quelle regioni dove l’esito del voto al senato è ancora incerto. I numeri alla camera sono chiari. Dopo una prima fase di rimonta da parte del Pd ormai la distanza si è stabilizzata a favore di Berlusconi (7/9%). E alla camera basta un solo voto in più per raggiungere il premio di maggioranza. È al senato che invece i numeri potrebbero non tornare al PDL. Le incognite sono le solite: Sardegna, Abruzzo, Lazio, Calabria, Marche, Umbria, Basilicata, forse Liguria. Il Pd dovrebbe prendere spunto dall’organizzazione elettorale dei democratici Usa. Dove si è certi di essere sconfitti non si perde tempo e ci si concentra lì dove la battaglia è ancora aperta. Certo questa impostazione deriverebbe dalla presa di coscienza che la vittoria è impossibile alla camera e che in palio resti solo il possibile pareggio al senato, che porterebbe dritti alla grande coalizione. C’è da decidere se proseguire con la strategia già delineata oppure correggerla in corsa, puntando a rafforzare presenza, investimenti e impegno elettorale lì dove è possibile raccogliere voti davvero utili. È una scelta difficile. Il pulman veltroniano ha deciso un percorso omnicomprensivo del paese. 110 province, quelle rosse, quelle berlusconiane, quelle incerte. Veltroni vuole essere presente in tutte le piazze. Un impegno gravoso e dispersivo in termini di tempo e di concentrazione degli sforzi elettorali.  Del resto il sistema elettorale della camera rappresenta un collegio unico nazionale maggioritario. Ed è giusto che ogni angolo del paese possa sentire dal vivo il candidato leader. Ma il sistema elettorale del senato invece richiede presenza e sforzo concentrato solo lì dove i numeri danno ancora delle chance di vittoria locale. Il paradosso di questo sistema ci dice che è più utile concentrare lo sforzo elettorale in ambiti territoriali e demografici più ridotti, convincendo al voto un numero potenzialmente più ristretto, qualche migliaia, di indecisi e disillusi, che spendere energie e risorse per ottenere il voto di centinaia di miglia di elettori del nordest.


  1. ROBERTO IOSSA

    tutti i manuali di strategia consigliano di non disperdere le energie là dove si è troppo forti o troppo deboli. Nel 2006 Berlusconi volle chiudere a Napoli la campagna elettorale ( con mia somma sorpesa, dato che la consideravvo “inespugnabile”) mentre invece quella regione con 18.000 voti di differenza ha fatto vincere il CS alla camera ed al senato ( comprensibile la riconoscenza sempiterna a Bassolino, la cui compagna Annamaria Carloni è stata premiata con 3° posto in lista al Senato-Campania).
    O Veltroni ha numeri a noi sconosciuti?

    Vedremo in questi 30 giorni Berlusconi in quali regioni si concentrerà.
    P.S.: ma dovre diavolo posso reperire i numeri-sondaggio per le varie regioni?
    Se li citi puoi anche pubblicarli? (sempre per cortesia e mai per comando…)

  2. vitaliano82

    ti rispondo io per i sondaggi vai sul sito ufficiale
    http://sondaggipoliticoelettorali.it

    ciao vitaliano

  3. antonellobarone

    ciao roberto,
    grazie per il commento. I sondaggi fatti e pubblicati di alcune regioni citate nell’articolo sono cliccabili.
    Ciao.

  4. veltroni non può dire apertamente che la Camera è persa, deve cmq dare la percezione che la rimonta è possibile anche alla Camera .. questo perchè vi è una parte dell’elettorato che lo vota come unica strada antiBerlusconi.

    Sul voto del Senato pesa anche il risultato di UDC e SinistraArcobaleno che potrebbero togliere seggi a Berlusconi/Veltroni in alcune regioni.

  5. Post molto interessante.
    Se la strategia veltroniana ha un senso, quindi, sembra quasi che il PD, dando per scontata la sconfitta, si stia concentrando non tanto sul numero di seggi, quanto piuttosto sul numero di voti. Al fine di imbastire sin d’ora una strategia comunicativa per gestire il post-elezioni.
    La finalità è forse quella di utilizzare all’esito del voto come alibi : 1) la disastrosa condizione di partenza nel consenso elettorale ereditata dal governo Prodi; 2) l’aver fatto breccia in molti elettori a livello nazionale, ed in particolare in alcune Regioni ostili (vedi il Nord-Est) al fine di dimostrare la validità del messaggio veltroniano; 3) la pessima legge elettorale.
    Il tutto ovviamente sperando in una vittoria risicata al Senato.
    Proprio seguendo il ragionamento del post è il PDL a doversi quindi concentrare nelle Regioni in bilico, per assicurarsi una vittoria sicura al Senato. Lo sta facendo?

  6. Frasi

    Sembra che in liguria ci sia un testa a testa, con la SA che toglirebbe seggi al PDL in caso di vittoria PD in queslla regione.

  7. ROBERTO IOSSA

    Credo che da Pasqua in poi il Cav si concentrerà sulle regioni in bilico: l’uomo è troppo astuto per non fare così.
    Questo è dimostrato dal fatto che chiuse la campagna elettorale del 2006 a Napoli ( ricordo con mia grande incredulità poichè la ritenevo “sicura rrossa”) ; invece lo scarto minimo di voti ha dato (come spesso negli anni) ragione al Cav. che evidentemente ha il polso della situazione più di noi.
    Non i sondaggi (piu’ o meno affidabili) dovremo seguire, ma il tour del Cav, per capire quali sono le effettive regioni in bilico.

  8. ROBERTO IOSSA

    Frasi, quando dici “sembra che…” non ci aiuti: hai dei dati certi, sondaggi ufficiali o ufficiosi?
    altrimenti, come insegnava il mio prof di ecografia:
    “mi pare,mi pare: prese tent’anni (di galera)”…




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