E al senato il voto utile per il PDL è anche quello a Bertinotti.

Le liste preconfezionate, belle e pronte per l’uso parlamentare del futuro premier, hanno prodotto un nuovo “rigurgito” antipolitico di parte degli indecisi e dei giovani. Soprattutto quelli che sembravano intenti ad ascoltare con attenta propensione il discorso di rinnovamento presentato da Veltroni. Il leader del PD non ha trovato però il coraggio di realizzare delle vere primarie, le promesse “primariette”, e far scegliere così davvero alla base del PD le personalità da candidare nelle liste del suo nuovo partito. Sarebbe stata una bella mossa di effettivo svecchiamento del sistema e di partecipazione attiva dal basso, con tutte le conseguenze positive in termini di comunicazione e appeal. Si è preferita la comoda scorciatoia della scelta decisa in solitudine nel loft romano, che però ha riaperto in termini di rappresentazione mediatica le molte contraddizioni e le diffidenze di mondi ancora troppo distinti all’interno del partito (radicali vs cattolici, confindustria vs mondo operaio, sindacato sv giuslavoristi riformisti, uomini vs donne, veltroniani vs prodiani). Il PD immaginato da Veltroni non vuole essere un partito ideologico, ma un contenitore di orientamenti diversi protesi tutti insieme verso la ricerca della impossibile rimonta. Ma in questa narrazione che assume un certo fascino, la contaminazione del nuovo messaggio (la riconciliazione, la crescita economica e il lavoro, il nuovo boom), stride con vecchie logiche di spartizione e occupazione del potere. Quando i giornali riutilizzano parole come “”nomenklatura, figli di, portaborse in paradiso, posti prenotati”, per descrivere le liste del PD è ovvio che scatta un cortocircuito fra l’attesa di rinnovamento possibile promesso e la pratica reale della gestione del potere. L’elettorato più disilluso e quello più deluso ammaliati nella prima fase della campagna restano sconcertati e perdono interesse ed entusiasmo. Dall’altro lato l’equilibrio fra mondo della impresa e mondo operaio che si cerca di portare a sintesi con candidature simbolo, è stato sconvolto da un lato dai tragici fatti di cronaca (Molfetta) e dall’altro dalla competizione a sinistra con Bertinotti che vede una propria iusses, il lavoro, “utilizzata” contro di lui per sedurre il suo elettorato. In questa contesa Berlusconi con furbizia ributta sul tavolo della contesa elettorale i temi dello statuto dei lavoratori da modificare, con l’intento di favorire Bertinotti nel conservare i voti del mondo operaio. Una strategia obbligata per consentire alla Sinistra Arcobaleno di superare l’8% in molte regioni dove vincerà il PDL, così da sottrarre seggi al PD nella ripartizione del 45% restante.


  1. Davide

    Gli effetti del porcellum non sono così scontati. Leggi qui.

  2. antonellobarone

    Ciao grazie per il commento e per la segnalazione.
    Gli effetti distortivi del porcellum sono davvero diabolici. La campagna elettorale è nazionale, non regionale, e dunque credo che il PDL valuti gli effetti complessivi della propria comunicazione: impedire che Veltroni tolga voti alla sinistra è una scelta strategica, i cui effetti regione per regioni porebbero, come hai spiegato tu, essere differenti. Ma credioc he è un effetto collaterale che sono consapevoli di doversi prendere. Del resto veltroni ha scelto di puntare sul tema del lavoro proprio perchè alla sua sinistra vede una fetta poenziale di elettorato da dover conquistare.

  3. mario

    BISOGNA FAR LAVORARE LA GENTE FINO AL COMPIMENTO DEI 75 ANNI PER 11 ORE AL GIORNO

  4. antonellobarone

    sei ironico?

  5. Frasi

    Sinceramente non mi sembra un gran trovata.
    Infatti lo stesso effetto sortira’ nelle regioni dove il PD vince, quindi una Sinista Arcobaleno forte in queslle regioni togliera’ voti (e seggi) al PDL.
    A me sembra che la vera differenza la fara’ UDC al senato.
    Nelle cosiddette “regioni rosse” sia la sinistra arcobaleno che UDC hanno buone possibilita ti superare la soglia di sbarramento (e quindi togliere voti al PDL)
    Non mi meraviglierei di un “aiutino” all UDC da parte dei “cattolici” del PD. Da qui’ scaturisce l’ossessione del leader PDL nei confronti dell’UDC.
    Sembra che Berlusconi stia facendo la campagna elettorale contro Casini piuttosto che Veltoni.

  6. massimo

    “Una strategia obbligata per consentire alla Sinistra Arcobaleno di superare l’8% in molte regioni dove vincerà il PDL, così da sottrarre seggi al PD nella ripartizione del 45% restante.”

    E cosa ci guadagna il PDL? Per loro il punto é guadagnare abbastanza seggi per assicurarsi una solida maggioranza in Senato, non il modo con cui é composta l’opposizione.

  7. Frasi

    Credo che questa sia la stategia in campagna lelettorale di Veltroni:
    “Aiutare la sinista arcobaleno e l’UDC nelle regioni dove il PD e’ sicuro di vincere, e credo che questo sia possible dato che si votera’ anche per delle “amministative” (secondo me una variabile sottovalutata dai sondagisti) nello stasso giorno, dove i candidati radicati sul territorio potranno fare da traino.
    Comunque, la partita la si gioca al senato, dove io non credo che ci sara una maggioranza larga abastanza per governare.
    Si andra’ di fatto a una “grande coalizione variabile” a secondo delle leggi che saranno messe al voto.
    O forse, ancora piu’ probabilmente, ad un governo che faccia la legge elettorale che sostituisca questo “bordello” del porcellum,
    Per poi andare al voto ancora una volta (inciucio permettendo)

  8. Se il PD fallira’ e sicuramente fallira’, sara’ per una sua implosione interna.
    Piu’ giorni passano e piu’sono evidenti le sue contraddizioni.
    Poi, se consideriamo che la campania contribui’ con un pugno di votia permettere il successo risicato di Prodi, da questa regione sara’ sancita la sconfitta di Veltroni e di tutta la sinistra.
    Bassolino e’ diventato un problema nazionale.
    De Mita e’ stato cacciato da Veltronied e’ passato con Casini, portando con se una grossa fetta di elettorato dinastico.
    A voi lettori le ovvie conclusioni.
    Angelo D’amore
    http://nonsolonapoli,blogspot.com

  9. antonellobarone

    grzie a tutti per i commenti. al senato i calcoli sono complicati. L?ottima guida di Davide nel primo post, ci dò spunti di riflessione. Ma come detto la camapgna non si fa regioni per regioni, ma a livello nazionale e sottolineare incongruenze dell’avversario fa parte del gioco, se in più questo mi consente di togliere qualche senatore…..

    ciao

  10. Frasi

    Sono andato a guardarmi tutti i risultati, regione per regione, al senato, nelle elezioni 2006, e comparato con le coalizioni odierne.
    Non cambia molto.
    Al nord (dove vince il PDL non cambia quasi niente, infatti nessun partito, a parte PDL e PD superera la soglia dell,8%, quindi si spartiranno i seggi allo stesso modo che nel 2006.
    Per le “regioni rosse” (emilia e toscana in particolare) dove il PD vincera’ la sinistra arcobaleno superera’ facilmente l’8 % quindi , rispetto al 2006, togiera’ perlomeno 2 senatori per regione al PDL.
    In campania e calabria e’ l’opposto, (anche se le due coalizioni sono vicinissime per numero di voti), anche se vincera’ il PDL, il PD prendera’ tutto il restante dei seggi.
    Paradossalmente converebbe al PDL che UDC corresse separatamente in sicilia, dove potrebbe superare l’8% e togliere senatori al PD (non piu’ di 2 pero’).
    Per il resto tutto come prima, quindi non ci sara maggioranza netta al senato(e non dimentichiamoci i senatori a vita…)
    E berlusconi (ma veltoni anche.. 🙂 lo sa’ bene.
    Dispiace che si stia facendo tutto questo casino per niente.
    Si doveva cambiare la legge elettorale prima di andare al voto.

  11. bischero

    D’accordo con Frasi, il giochino dei sondaggi è divertente per trastullarsi, ma i due punti in più o in meno non spostano la questione del rischio di una maggioranza risicata al senato o peggio di una paralisi istituzionale: in tal caso qualcuno se ne dovrà assumere

  12. Frasi

    Bischero,
    E ovvio che questo schifo di legge elettorale e’ stata pensata per penalizzare il vincitore (le scorse elezioni era l’Unione, in queste, probabilmente, il PDL) delle elezioni, perche’ la coalizione che ottiene piu voti a livello nazionale ( quindi il vincitore sostanziale delle elezioni in questo caso il PDL), nelle regioni in cui perde, dovra’ spartirsi i seggi con gli altri che superano lo sbarramento, (quindi sono seggi che dalla maggioranza passano all’opposizione, sia essa incarnata dalla SA o dall’UDC), mentre nelle regioni in cui vince, i seggi restanti dopo che e stato assegnato il premio di maggioranza rimangono all’opposizione.
    Quindi nel primo caso c’e’ un travaso di seggi dalla maggioranza all’opposizione, mentre nel secondo i seggi rimangono all’opposizione.
    Spero di essere stato chiaro abastanza.
    Io penso che berlusconi contava sul fatto che l’unione si sarebbe presentata unita ancora una volta, cosi da avere una maggioranza abastanza consistente anche al senato,per questo non ha voluto fare la nuova legge elettorale, ed ha reclamato le elezioni subito, ma Veltroni ha sparigliato le carte andando da solo.

  13. FWN

    Non credo che l’espressione “voto utile” possa venire utilizzata solo in relazione alla immediata -o meno- spendibilità del proprio voto per la formazione di un governo.
    Non mi piacciono gli slogan e mi annoiano le dietrologie come sport.
    Il problema di fondo è il sistema elettorale stesso, per non parlare della cultura italiana. Un dibattito politico dovrebbe essere fondato sulle proposte, centrato sui problemi. E invece vediamo che siamo agli antipodi. Guarda la farsa della par-condicio.

    Ecco, allora anche in questa situazione si può ammettere che esista la possibiità di utilizzare il proprio voto come investimento lungimirante, per far sì che venga introdotta in parlamento una forza portatrice di idee che si vogliono sostenere. Ovvio che una decisione simile trova senso specialmente contestualizzata in date circostanze, e cioè io credo che in questo momento votare V o B destini il Paese ad essere governato in modo piuttosto simile, e dalle solite persone che finora hanno fallito quasi su ogni fronte.

    Io voterò, secondo questa prospettiva, “Per il bene comune”, perché pur essendo S. Montanari un “troppo nuovo” della politica, e non dotato di doti comunicative sufficienti, è dotato di un programma semplice, chiaro e pragmatico. Dove non si produce distanza -per i soliti motivi strumentali- tra i princìpi ispiratori e i propositi di azione (trasparenti).

    Ma i miei dubbi restano, certo. Nel frattempo mi auguro che B possa tramontare definitivamente, perché V è -di poco- “meno peggio”. Beppe Grillo, oggi 10 aprile ha appena pubblicato un post intitolato proprio così, “Il meno peggio”, che pur colmo di fraintendimenti, slogan facili, semplicismi, contiene anche alcune verità. A forza di andare avanti col “meno peggio” l’Italia affonda.

    Certo che se la battaglia elettorale si fosse giocata attorno alle idee, avremmo avuto un 75% degli Italiani che non avrebbe capito un’acca dei problemi trattati, ma una esposizione su base paritaria dei vari candidati. Io trovo inconcepibile che si finisca a dare un minimo di spazio a roba anacronistica tipo quella propinata da Ferrando, ma non a “Per il bene comune”. I Verdi hanno abbondantemente deluso: passi il Pecoraro Scanio, ma a livello locale sono stati flebili quando non conniventi col potere; i risultati si vedono.

    Insomma siamo alle solite, rivoluzione culturale a quando? Da dove partire?
    Ognuno scelga e agisca, ma in fretta e in modo serio.




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