Archivio per marzo, 2008

 

Legge n. 28 in vigore dal 23 febbraio 2000

Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica

Art. 8.
(Sondaggi politici ed elettorali)

1. Nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni è vietato rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto.

Bello spot dei ragazzi di Proforma per il loro cliente Massimo D’Alema impegnato in una serrata campagna elettorale nel Meriodione, in particolare in Campania e Puglia.

Nuova rilevazione Digis per SkyTG24 sull’appeal dei candidati premier. Alla domanda chi è il miglior candidato premier Il leader del PDL viene giudicato dal 46% degli italiani (-0,1% rispetto alla settimana scorsa) come il miglior candidato premier, mentre Veltroni conferma il dato del 37%. Venerdì scorso il dato fu 47% a 37% a favore di Berlusconi. Negli altri parametri il leader del Popolo della Libertà e il segretario del Pd mantengono le posizioni.Veltroni supera Berlusconi per competenza (61 a 57) e per affidabilità (46-44). Berlusconi resta il più simpatico (55 a 46) e il più capace di innovare l’Italia (42 a 36).

Sesta e ultima rilevazione della Digis sull’intenzione dei voto degli italiani. Si restringe il vantaggio di Berlusconi su Veltroni e ora la distanza fra le due coalizione ritornata a  +6,3% (-0,9%) rispetto alla rilevazione del 20 marzo: 44,9% (-0,7%) per il PDL-Lega-Mpa contro il 38,6% (+0,2%) del Pd-Idv.Il PDL cede un 0,6% stabilizzandosi al 40,4%. La Lega (4,1%) resta stabile e il Movimento per l’Autonomia di Lombardo flette di uno 0,1% stabilizzandosi allo 0,4%. l’Unione di Centro guidata da Casini recupera mezzo punto percentuale e ora è al 6,5% .Il PD di Veltroni conferma il dato della scorsa settimana al 35%. Mentre Di Pietro sale al 3,6% facendo guadagnare alla coalizione del PD-IDV nel complesso uno 0,2%.Alla sinistra del PD, stabile il dato del Partito Socialista all’1,3% e la Sinistra Arcobaleno perde un altro decimale e arriva al 6,2% (-0,1%). La Destra si attesta all’1,8% (+0,1%). Gli altri partiti non superano lo 0,3%.

  24 feb 02 mar 9 marzo 16 marzo 20 marzo 27 marzo
Liste            
La Destra 1,5 1,3 1,5 1,6 1,7 1,8
Popolo delle Libertà 38,2 40,3 41,1 40,4 41 40,4
Lega Nord 4,8 4,6 4,6 4,1 4,1 4,1
Movimento per l’Autonomia 0,4 0,3 0,2 0,2 0,5 0,4
Berlusconi Presidente 43,4 45,2 45,9 44,7 45,6 44,9
Udeur 0,5 0,4    
Lista per la vita 0,4 0,2 0,1 0,1 in altri in altri
Unione di centro 7,2 6,9 7 6,9 6 6,5
Partito Democratico 34,4 34,5 33,4 34,5 35 35
Italia dei Valori 3,9 3,4 3,3 3,7 3,4 3,6
Veltroni Presidente 38,3 37,9 36,7 38,2 38,4 38,6
Partito Socialista 1,3 1,1 1,4 1,5 1,3 1,3
Sinistra Arcobaleno 6,6 6,5 7,1 6,7 6,3 6,2
Partito Comunista dei Lavoratori  0,8 0,5 0,3  0,3  0,4  0,4
Altri partiti 0 0 0 0 0,3 0,3

Minzolini su La Stampa fa lo scoop della campagna elettorale. Mette in bocca al Cavaliere i nomi degli imprenditori che faranno parte della cordata italiana per salvare Alitalia dalle grinfie dei francesi e dal fallimento. Allo stesso tempo inquadra alla perfezione la strategia di comunicazione che c’è dietro a questa mossa e gli effetti elettorali e di tattica politica che essa ha prodotto e produrrà sino al 13 e 14 aprile. Uno su tutti: Veltroni costretto a difendere il governo Prodi. È la mossa del Cavaliere, che si attendeva all’inizio della campagna elettorale. Una mossa probabilmente decisiva per ottenere proprio al nord un risultato determinante per la sfida elettorale al senato. Ovvero superare la soglia del premio di maggioranza del 55% e aggiudicarsi più seggi di quelli che il premio può garantire. Il nord può divenire il fortino inespugnabile della vittoria del PDL al senato. Le regioni in bilico potrebbero essere il serbatoio per conquistare i senatori eccedenti a quelli necessari ad avere una pur minima maggioranza. Se in Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte il PDL superasse il 60% dei voti al senato, il gioco sarebbe fatto. Ecco la strategia elettorale del cavaliere per ottener la vittoria con quei 30 senatori in più rispetto all’opposizione che si accredita. Regioni in bilico da conquistare con presenza diretta e azioni di comunicazione mirata, come ieri in Lazio (vedi il perché della candidatura di Ciarrapico ), portare l’Udc sotto la soglia dell’8% in tutta Italia insistendo sul concetto del voto utile (vedi Corriere della Sera cartaceo su retroscena incontro Letta in Vaticano) e valanga azzurra nel Nord grazie al tema dell’Alitalia con cadute positive sulla difesa della italianità in tutto il paese.  Intanto si attende la contromossa di Veltroni, che per il momento preferisce evitare gli studi di Porta a Porta.

Le regioni davvero in bilico? Basta seguire il tour elettorale di Berlusconi per comprendere dove si gioca davvero la partita per ottenere la maggioranza al Senato. E la regione chiave è proprio il Lazio. Soprattutto per la quantità di senatori in ballo, ben 27. Le altre incerte (Liguria, Abruzzo, Sardegna, Calabria) non hanno lo stesso peso specifico, ma possono incidere sulla qualità della vittoria del centrodestra. Qui  tutte le considerazioni sulle varie previsioni regionali al senato. Qui La Repubblica prevede il pareggio con i dati di Ipr marketing.

 Ci svendiamo, ci commissariamo o ci crediamo (in noi stessi)? Le tre opzioni in campo sull’affaire Alitalia sono la perfetta metafora del Paese. Siamo ad un bivio della storia economica occidentale. I processi finanziari e marcroeconomici spinti da una globalizzazione incontrollata ci stanno portando ai margini del sistema di potere. Siamo sempre meno competitivi, meno innovativi, arranchiamo con un carico di arretratezze strutturali e di appuntamenti mancati con i necessari processi di rinnovamento infrastrutturale e sociale. Dopo la stagione del ’92 con le grandi svendite (chimica e acciaio) e la svalutazione della lira, oggi si ripropone con il caso Alitalia un evento drammatico in termini economici e di appeal del paese. Svendere per sopravvivere mestamente o rifiutare l’offerta malevola dei francesi salvando l’orgoglio nazionale, ma lasciando morire la compagnia, svuotando di significato Malpensa e lasciando senza lavoro migliaia di lavoratori? Fino a qualche giorno fa le alternative su Alitalia erano solo queste due. Oggi c’è la terza scelta, grazie all’iniziativa di Berlusconi. Probabilmente la mossa del Cavaliere è dettata da esigenze elettorali (ne avevamo parlato giovedì scorso qui), ma nasconde anche un forte messaggio politico e sociale al paese e non solo elettorale, che va al di là del caso specifico. È una chiamata alle armi non solo rivolta agli imprenditori, ma in qualche modo al sistema paese. Un invito a credere che con la volontà e la competenza si può riuscire lì dove altri hanno fallito. Berlusconi sta parlando al paese, certo rinvigorisce il facile orgoglio nazionale e padano, ma soprattutto fa propria e rilancia su un tema concreto, facendolo divenire un punto focale dell’agenda mediatica ed elettorale, l’idea veltroniana del “si può fare”. Alitalia è un evento reale che coinvolge il nord, gli imprenditori, i lavoratori, i sindacati, il sistema Italia.  Su questo tema Berlusconi promette il miracolo che aveva smesso di inseguire all’inizio della campagna elettorale, quando parlava di sacrifici e di non essere un supereroe. Con Alitalia rilancia l’idea del miracolo. Ma lo fa non in modo generico,  come Veltroni (un nuovo boom) ma su un tema specifico. Su questo punto potrà essere giudicato ed in caso di successo dimostrerà in modo plastico la differenza fra il suo futuro governo e il governo Prodi. Non è solo comunicazione, è la mossa di un leader che si assume con coraggio, nonostante il vantaggio dei sondaggi, l’impegno di essere giudicato su una sfida precisa ed ardua, già al limite del fallimento. È una metafora del Paese. È un invito a credere che in Italia si può, tornare a volare! In tutti i sensi.

Si impenna il vantaggio di Berlusconi con 10 punti di vantaggio rispetto a Veltroni alla domanda chi è il miglior candidato premier. Il ledere del PDL viene giudicato dal 47% (stabile rispetto a domenica scorsa) degli italiani come il miglior candidato premier, mentre Veltroni scende al 37% (-3%). Domenica il dato era 47% a 40% a favore di Berlusconi. Negli altri parametri il leader del Popolo della Libertà e il segretario del Pd mantengono le posizioni.Veltroni supera Berlusconi per competenza (62 a 59) e per affidabilità (48-45). Berlusconi resta il più simpatico (55 a 47) e il più capace di innovare l’Italia (41 a 36). Qui i dati completi.

 Quinta rilevazione della Digis sull’intenzione dei voto degli italiani. Si riallarga il vantaggio di Berlusconi su Veltroni e ora la distanza fra le due coalizione ritorna a +7,2% (+0,7%) rispetto alla rilevazione di domenica 16 marzo. 45,6% (+0,9%) per il PDL-Lega-Mpa contro il 38,4% (+0,2%) del Pd-Idv.Il PDL riprende quota dopo le polemiche sui casi Ciarrapico precari con un +0,6% stabilizzandosi al 41%. La Lega (4,1%) resta stabile e il Movimento per l’Autonomia di Lombardo aumenta di un +0,3% arrivando allo 0,5%. Calo notevole dello 0,9% l’Unione di Centro guidata da Casini ora al 6% .Il PD di Veltroni cresce di un mezzo punto percentuale e si attesta la 35%. Di Pietro al 3,4% cede un  0,3%). La coalizione del PD-IDV nel complesso guadagna un 0,2%.Alla sinistra del PD, fletta il dato del Partito Socialista all’1,3% (-0,2%) e la Sinistra Arcobaleno torna perde altri decimali e arriva al 6,3%(-0,4%). La Destra, decimale dopo decimale, aumenta il suo consenso e giunge al 1,7% (+0,1%).  Qui i dati completi

Silvio Berlusconi ha impresso alla campagna elettorale un impulso decisivo. Due le mosse. Sul  caso Alitalia si sta comportando da leader di governo in pectore. Ha una idea chiara a difesa dell’italianità della compagnia di bandiera, la ha espressa al momento decisivo della trattativa con i francesi, che guarda caso coincide con il clou della campagna elettorale. Ha svelato le carte attraverso le quali la vuole realizzare il suo primo intervento da premier. Ha di fatto tracciato la linea al governo uscente di Prodi, mettendolo in mora dal prendere iniziative definitive prima del voto. A sinistra sul tema sono rimasti spiazzati per la strategia che si cela dietro l’uscita, tutt’altro che improvvisata. Basti vedere le reazioni in disaccordo di Fassino (possibilista) e Bersani (contrario), le aperture del Sindacato e dell’Idv. Ma soprattutto il silenzio di Veltroni. Il senato, cuore strategico di questa campgna elettorale, è il secondo elemento decisivo dell’azione di Berlusconi.  Lui e il suo staff hanno compreso che si stanno giocando 21 partite separate, una nazionale e 20 regionali. Così ha iniziato una strategia comunicativa declinata target per target. Prima una lettera agli elettori campani sulla emergenza rifiuti, poi una lettera ai lombardi che anticipava la mossa su Alitalia. E dopo Pasqua un tour lì dove è decisivo il singolo voto in più per conquistare senatori necessari ad una salda maggioranza di governo. Berlusconi già forte di un vantaggio numerico, sembra avere preso in mano anche le redini della comunicazione mediatica. In attesa della risposta comunicativa del Pd, annunciata dal 3 aprile in poi.