Per gli appassionati della campagna parallela Veltroni/Obama c’è un punto di contatto decisivo, probabilmente, non sottolineato con la dovuta attenzione. Molti commentatori e blogger si stanno concentrando sulle somiglianze delle scelte comunicative dei due candidati “democratici”. Lo slogan identico, l’importanza di internet e della partecipazione dal basso e diffusa attraverso la socializzazione in rete, le giovani candidate donne veltroniane che ricordano le “obama’s angel”. Ma probabilmente il vero messaggio che Veltroni sta cercando di “copiare” o di portare anche nella campagna italiana è quello della riconciliazione. Per Obama la riconciliazione è il tema forte della sua azione politica. Un messaggio rivolto ad un paese che appare ancora diviso dalle diffidenze razziali, religiose e politiche e che trova nel senatore dell’Illinois la speranza per fare un salto culturale verso la pacificazione dello scontro politico fra democratici e repubblicani. Una proposta che provoca la attrazione verso la partecipazione politica di una platea di disillusi e delusi che in America rappresenta una fetta consistente del corpo elettorale. I media trovano linfa nel raccontare questa avventura e creano un effetto di attesa e di speranza, affinché il sogno impossibile dell’outsider diventi la avventura comune e vissuta tutti insieme, di un popolo, non solo quello democratico, che vive la possibile nomination e la possibile elezione a preseindente di Obama come il raggiungimento di una nuova frontiera americana. Una ulteriore evoluzione nella rincorsa perenne alle conquiste sociali della grande nazione a stelle e strisce. Per Veltroni, l’americano, il “democratico kennedyano” ante litteram, l’autore delle prefazioni dei libri di Obama, non poteva esserci momento migliore per correre da candidato premier. Nonostante le difficoltà contingenti e la grande distanza che lo separa ancora da Berlusconi, il leader del PD può, come fatto in questo giorni, utilizzare un alone non suo, una speranza non solo sua, una campagna elettorale, quella di Obama, i cui positivi effetti mediatici e politici sono vissuti in diretta anche in Italia grazie alla rete e alla televisione. Per Veltroni la riconciliazione riguarda il superamento di una transazione politica infinita. Quella che dal 1994 caratterizza l’Italia, e vuole superare questa fase non contro Berlusconi o eliminando, ma insieme a Berlusconi. È un messaggio forte, obbligato probabilmente, vista la triste chiusura del governo Prodi, ma capace di trasformare in poche settimane il quadro dell’offerta politica elettorale e le prospettive di coesione del futuro governo, quale che sia la forza politica vincitrice. La riconciliazione è il vero punto di forza del messaggio di Veltroni. I numeri sono decisamente a favore del PDL, ma mai se il sogno impossibile di Veltroni di diventare il premier democratico ha una speranza di realizzarsi, quella speranza non ha momento migliore se non questo.  




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