Sondaggi, verso il primo vero “governo del premier” della storia repubblicana.

Ieri D’Alema a Ballarò ha svolto una giusta osservazione. Il senso in sintesi è questo. Quelli che “mangiano pane e politica” sono una stretta fascia della popolazione, la stragrande maggioranza degli italiani non ha ancora percepito la semplificazione e le novità della offerta elettorale. A 15 giorni dal voto ci sarà un quadro maggiormente comprensibile  e conosciuto dall’intero corpo elettorale che probabilmente favorirà la polarizzazione dei voti sulle due forze maggiori. Questa è la vera speranza che nutre il PD e consente a Veltroni di poter proseguire con entusiasmo di facciata, e forse anche un po’ reale, la ricorsa elettorale. I margini di attrazione dell’elettorato ideologicamente contrario a Berlusconi, ma che adesso non votano PD, sono numericamente significativi. E lo sono soprattutto alla sinistra di Veltroni (dato euromedia circa il 9,5%).  E qui che il PD dovrebbe concentrare il suo sforzo, parallelamente al recupero degli indecisi e dei delusi che appare comunque in atto rispetto ai dati rilevati subito dopo la caduta del governo Prodi. Il Paese, in fondo, nonostante le novità della campagna elettorale dai toni pacati, è ancora diviso da una discriminante fondamentale: il giudizio su Berlusconi. Il PD sembra aver scelto di non cercare a tutti i costi il collante dell’antiberlusconismo. Veltroni ha preferito rinunciare ai voti della sinistra Arcobaleno? Probabilmente ha scelto, innescando il sistema di semplificazione e rinnovamento del quadro politico italiano, di fare a meno solo della alleanza con chi fino ad ieri rappresentava in parlamento quei voti. Non di certo vuole rinunciare  quell’elettorato. In fondo oggi la somma di chi vota dal PD al Partito Comunista dei Lavoratori è pari a circa il 45/46% (dato euromedia). Un dato in crescita rispetto all’inizio della campagna. Berlusconi dall’altra parte seguendo il sogno di semplificare la propria alleanza, pressato in questa scelta anche dalla velocità mediatica con la quale Veltroni ha saputo fare credere di volere correre da solo, salvo poi allearsi con Di Pietro e imbarcare i radicali, ha deciso di poter fare a meno dei voti di Storace, Casini e Mastella. Ovvero nella migliore delle ipotesi del 6,9% dell’elettorato (dato euromedia).  Berlusconi, di fatto, se avesse proseguito sulla strada delle alleanze con tutti i protagonisti presenti nel vecchio recinto della CDL e avesse aperto le porte anche all’Udeur, avrebbe avuto a disposizione oltre il 53% dei voti (dato euromedia). Una scelta dunque coraggiosa, molto più coraggiosa di quella di Veltroni che invece era obbligata dopo la disfatta del governo. Proprio questa scelta lascia aperta una flebile speranza nel PD. Quella di riconquistare voti alla propria sinistra e di tifare Casini e Storace al senato per rendere meno pesante la probabile sconfitta. Ad oggi la linea scelta del PDL viene comunque premiata dai numeri e dal meccanismo della legge elettorale della camera che di fatto produce un collegio maggioritario nazionale. Basta un voto in più per raggiungere quota 340 deputati.  E Berlusconi oggi ha milioni di voti in più. Ma è soprattutto la prospettiva che si è aperta innanzi a Berlusconi di varare in caso di vittoria non più un governo di coalizione, ma un vero e proprio governo del premier, a renderla agli occhi del leader azzurro l’unica e la migliore scelta possibile. Con una lista/ partito in fieri  dominante  alleata con due movimenti di carattere territoriale al nord (Lega) e al sud (MPA), Berlusconi è ad un passo dal potere realizzare il più forte governo della storia repubblicana. Anche se fosse numericamente inferiore alla maggioranza che lo sostenne nel 2001, e probabilmente al senato sarà così, la prossima legislatura potrebbe vedere un leader sostenuto da soli due gruppi parlamentati, tra l’altro completamente fedeli al leader perché i componenti sono stati scelti e nominati in liste bloccate direttamente da lui. Un dato politico davvero “rivoluzionario” per il sistema democratico italiano. Dal sistema proporzionale/parlamentare costruito dai padri costituenti, passeremo ad un sistema, nonostante la legge elettorale sia proporzionale, di fatto maggioritario con investitura diretta del leader da parte del popolo, che non sceglie più i propri parlamentari ,ma avalla a posteriori con il voto al candidato premier la scelta del leader.


  1. 1 Il primo vero “governo del premier” della storia italiana. « minipolitica Weblog

    […] primo vero “governo del premier” della storia italiana. Qui potete leggere la previsione scritta il 27 febbraio. I dati ufficiali ormai li […]




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