Sondaggi, il PDL blindato il nord, guarda al meridione e ai voti di Casini. Veltroni rosicchia voti alla sua sinistra e convince molti indecisi.

Casini si pone al centro della campagna elettorale in tutti i sensi. Non solo perché legittimamente ritiene di poter offrire al vasto elettorato moderato (bacino potenziale del 24%), una offerta politica chiaramente legata ad una tradizione di radice e cultura cristiana, ma anche perché la rottura elettorale con Berlusconi ha reso decisivo al senato quel potenziale 6/7% di voti che alcuni tra gli istituti di ricerca gli accreditano. Molti sondaggi, non ultimi quelli di oggi della Digis e di Demos-Eurisko, infatti danno l’Udc a quota 6%, dato al quale vanno quasi certamente aggiunti i voti della Rosa Bianca (circa 1%). Berlusconi da parte sua ha speso energie e tempo negli ultimi giorni per blindare il risultato della Sicilia, grazie all’accordo con Lombardo. Adesso, chiuse le alleanze e i giochi delle liste, può tornare sull’arena elettorale a comunicare in modo più incisivo. Già questa sera dal TG4 ha sferrato un doppio colpo. Contro Veltroni, accusato di veicolare sondaggi non veri, e contro Casini lanciando il messaggio che il voto all’Udc è un voto in realtà consegnato nelle mani del PD. Ecco che nel mirino del cavaliere torna l’ex alleato. Non certo per un moto di antipatia personale. Ma piuttosto per un chiaro ragionamento politico. Se davvero l’Udc, come affermato dal sondaggio di Euromedia, citato dal leader del PDL, non supera il 4% dei voti, per effetto della diaspora dei dirigenti e della base elettorale verso il partito unico di Berlusconi e Fini, la partita delle elezioni sarebbe da considerarsi chiusa anche al senato. L’Udc varia dal 3,8% al 7%. La differenza fra i sondaggisti sul dato inerente il partito di Casini è decisiva e sostanziale, ma non oltre l’errore statistico accettabile (+/-3,5%). Con il passare dei giorni la stabilizzazione della offerta elettorale, la chiarezza delle alleanze, lo scemare degli indecisi e una probabile radicalizzazione della comunicazione politica potranno offrire un quadro più definito. Per il momento Casini utilizza al meglio questa situazione di centralità mediatica, polemizzando e rintuzzando le dichiarazioni dell’avversario Berlusconi. Veltroni è più al margine della polemica e prosegue la sua campagna che non sembra voler prevedere alcun affondo aggressivo contro i competitori. Il suo obiettivo sono gli indecisi, che sembrano diminuire grazie all’offerta del PD, i delusi e gli elettori pragmatici di sinistra. La sinistra arcobaleno, infatti, non decolla. Anzi, perde voti alla sua sinistra, dove vengono rilevati dai sondaggi i primi partiti che si rifanno al comunismo anche con il richiamo simbolico della falce e del martello (sinistra critica e PCL attorno allo 0,8%) e a destra, dove l’accordo con i radicali ha ridato uno spazio di manovra al PD nei confronti degli elettori laici e meno ideologici. I socialisti sembrano destinati a scomparire e tra gli elettori di Boselli molti pensano al voto utile che suggerisce di approdare verso il PD. A destra l’effetto Storace/Santanchè (1/1,5%) non appare essere premiato. Ma il dato potrebbe subire delle oscillazioni importanti per l’eventuale contrarietà della parte dell’elettorato di Fini più nostalgico contro la scelta di sciogliere il partito. Ferrara con la sua lista non apparentata può drenare qualche zerovirgola a danno del PDL. L’Udeur e Mastella sono scomparsi dalla ribalta mediatica e dai tavoli delle trattative. In sintesi alla luce dei numeri appare chiaro come lo spazio di manovra e di espansione del PDL sia più esiguo poiché già notevolmente espanso, soprattutto al nord. Esso è rivolto tutto ed esclusivamente all’elettorato di centro e al voto “meridionale” e moderato. Veltroni invece ha margini di crescita ancora espandibili e su diversi fronti, come visto. Ma questo potrebbe comunque non essere sufficiente per realizzare la rimonta.




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