Sondaggi, la rimonta di Veltroni, in attesa della “mossa” del Cavaliere.

Veltroni corre, viaggia si muove, stringe mani, anche quelle delle senatrici di Forza Italia, e almeno sa dove pescare i voti per la “rimonta impossibile”. Fra gli indecisi, e sono ancora tanti, e fra gli elettori laici alla sua sinistra. Non li rincorre con la seduzione di promesse impossibili, ma con la forza del ragionamento politico e la malizia degli accordi elettorali (i radicali portano in dote oltre l’1%). Non parla del cosiddetto voto utile, ma spingendo sul tasto del coraggio del cambiamento delle logiche politiche. Dallo scontro ideologico che negli ultimi 14 anni ha visto le due anime del paese fronteggiarsi, oggi con la sua proposta di normalizzazione dei rapporti fra competitori politici Veltroni riesce a “convertire” anche alcuni elettori della sinistra radicale. Di fatto ha tolto al suo competitore il refrain della “sinistra comunista” e il voto contro Berlusconi può diventare meno ideologico e più pragmatico, grazie appunto all’offerta del PD. Al centro concorre con Casini senza contrastarlo, anzi, ad attrarre il voto moderato. Eleva l’Udc a unico vero partito di centro, perché questo gli consente di far vivere all’elettorato la lista del PDL come una lista più spostata a destra. Allo stesso tempo i voti che raccoglierà Casini al Senato sono per il PD fondamentali per la sfida nelle singole regioni per impedire al PDL di ottenere ovunque i premi di maggioranza. Il PD parla oggi a tutto il corpo elettorale di sinistra e di centro, cattolico e riformista, laico ed imprenditoriale, alle fasce deboli degli operai e del ceto medio e al mondo della grande impresa. Appare ancora debole al nord nei confronti dei lavoratori autonomi, ma consolida il proprio consenso  fra i pensionati e i disoccupati. L’operazione di comunicazione politica del PD, non c’è che dire, al momento funziona. Appare più strutturata, gode di una oggettiva benevolenza da parte dei media e degli addetti ai lavori, riceve il plauso di essere stata la scintilla del cambiamento dell’assetto politico anche da parte del suo diretto competitore. La distanza elettorale fra Berlusconi e Veltroni è oggettivamente ancora molto ampia, ma per assurdo il fatto che la campagna elettorale sia corta, può divenire anziché un handicap un vantaggio per il PD.  Tre i motivi. Primo. Veltroni in realtà aveva già chiara l’idea che si sarebbe potuti andare al voto e si vede che la sua campagna elettorale è organizzata, strutturata, dinamica (il viaggio), di certo non improvvisata; mentre quella del PDL è oggettivamente in rincorsa su diversi aspetti (lista/partito unico, liste pulite, presentazione del programma, presenza web). Secondo. Meno tempo significa anche meno spazio per far emergere contraddizioni e far scoppiare liti all’interno un partito che comunque conserva anime diverse e che sui temi soprattutto della bioetica resta incapace di offrire una risposta di sintesi, ancora di più oggi con l’ingresso dei radicali. Terzo. Ha il vantaggio di essere l’outsider, proprio perché dato per sconfitto può rischiare, osare, anticipare i temi (pedofilia, bonus bebè, salario minimo garantito, etc.). Veltroni probabilmente non riuscirà nel miracolo di vincere alla Camera, ma se continuerà a convincere molti indecisi e delusi della politica e parallelamente Casini ottenesse  davvero il 6/7% dei voti che oggi i sondaggi gli accreditano, allora sì che il PD potrebbe trovare i numeri per rendere al futuro governo Berlusconi dura la vita al senato. Le larghe intese oggi negate da tutti, non sono solo una ipotesi di scuola. Tutti però aspettiamo “la mossa” del Cavaliere.


  1. 1 Senato, l’arma segreta del Cavaliere è il nord. « minipolitica Weblog

    […] sino al 13 e 14 aprile. Uno su tutti: Veltroni costretto a difendere il governo Prodi. È la mossa del Cavaliere, che si attendeva all’inizio della campagna elettorale. Una mossa probabilmente […]




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