Lo spunto – Berlusconi sogna il Quirinale, Veltroni spera negli indecisi.

Anche in Italia la comunicazione politica è entrata di diritto nella stanza dei bottoni. A destra lo era da tempo. Almeno dal 1994, ovvero con la discesa in campo di Berlusconi. Adesso anche nel PD non muovono un passo senza “sapere l’effetto che fa”. Sondaggisti, registi, copywriter, esperti web 2.0. Tutti gli uomini del Presidente. Perché il punto è uno solo. Non conta cosa dici, ma come lo dici, dove lo dici, con quale inquadratura a casa alla tv sentiranno dirti quella cosa. Concetti brevi, frasi che assomigliano a slogan e per questo sono un po’ tutte uguali. E allora serve solo che chi dice quella frase piaccia un po’ di più dell’altro, anche se ha detto la stessa cosa. E non importa se l’avversario l’aveva detta 10 anni prima. Oggi la dico io e la dico meglio. Perché lo sfondo è del colore giusto, la cravatta fa pendant con tutto il resto e sul palco sono da solo, senza alleati o altri compagni di viaggio a volte scomodi e arruffoni, a raccontare un sogno nuovo. Veltroni non copia Berlusconi o il suo programma. Fa l’unica cosa giusta in una contesa maggioritaria, perché nonostante la legge sia proporzionale, se prendi un voto in più vai dritto a Palazzo Chigi.  Vende se stesso. La sua capacità di farsi percepire nuovo, diverso, innovativo, competente, capace da solo di aver sbloccato un sistema politico ingessato e di aver costretto tutti a inseguirlo verso il sogno del partito americano, sia destra che a sinistra. Veltroni ci è riuscito e allora anche l’Italia lo può fare. Il messaggio è chiaro, l’orizzonte politico anche. Il ritardo dei numeri però appare inespugnabile. Ma Berlusconi appare frenato. Il vantaggio lo rende pigro. Una domenica di riposo di troppo, dei manifesti elettorali oggettivamente brutti, (qui il commento di Luigi Crespi) troppo concentrati sul nuovo simbolo e non sulla sua immagine o sul concetto dell’unione delle forze di centrodestra. Uno slogan “moscio” che non attira e non coinvolge. Insomma Berlusconi sembra fare il politico con accordi, trattative, riunioni e si disinteressa della comunicazione. Intanto Walter è partito per il suo lungo viaggio nelle 110 province in cerca di un sogno possibile da far vivere agli italiani, o almeno a quelli indecisi. Prodi e il suo antiberlusconismo sono il passato. Walter non vede Silvio come il nemico, anzi! Alcune cose le farebbe proprio uguali, ma anche meglio.  Berlusconi però ha ancora un patrimonio di voti enorme da conservare e l’orizzonte di costruire un governo saldissimo attorno alle sue posizioni, senza alcuna possibile fronda interna. Un governo non di coalizione, ma del premier. Un passaggio necessario a Palazzo Chigi per raggiungere il sogno Quirinale.




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