La silenziosa domenica di Berlusconi. Il viaggio in rimonta di Veltroni. La sfida pacata che preannuncia un governo di grandi intese, per colpa dello spezzatino elettorale e del premio di maggioranza regionale al senato.

Una domenica senza Silvio. È partita la campagna elettorale e Berlusconi ha deciso di concedersi una giornata di riflessione e di silenzioso lavoro in Sardegna. Veltroni, Casini e Bertinotti hanno occupato lo spazio mediatico della domenica. Berlusconi era altrove, ma soprattutto in silenzio. Una scelta comunicativa importante. I toni della campagna appaiono pacati. Il rispetto reciproco fra i due maggiori candidati è il nuovo sottofondo della politica italiana. Il loro dialogo nei mesi scorsi ha di fatto accelerato il processo di sfaldamento del governo Prodi e ha consentito ai due leader di concorrere al governo del Paese in tempi utili per le carriere politiche di entrambi. È caduto il muro del pregiudizio reciproco. Non c’è il nemico. Veltroni nel discorso di sabato ha potuto permettersi di evitare di nominare il suo avversario. Il nome che per 14 anni è stato il collante ideologico del centro-sinistra italiano. Miracoli di questa nuova fase. Dal canto suo Berlusconi sabato scorso definì il PD un partito “rinnovato, moderno, europeo”, invitando al voto utile, ovvero a scegliere fra il PDL o il PD. Veltroni non oserà tanto perché al senato il suo voto utile, abbiamo visto, sarà quello che gli lettori moderati confermeranno a Casini. Allo stesso tempo il gioco di definire il PDL un movimento con un baricentro sempre più spostato a destra gli consente di sembrare più appetibile per gli elettori di centro. Ma queste sono scelte tattiche da comunicazione elettorale, che non cambiano il quadro di fondo. I due leader si sfidano liberi delle loro zavorre politiche, che a loro avviso hanno impedito azioni di governo maggiormente efficaci. Veltroni è libero a sinistra. Berlusconi si è liberato sia del “centro cattolico” che dell’estrema destra. L’obiettivo di entrambi è di riuscire ad attrarre i voti di queste due aree elettorali grazie alla maggiore “forza gravitazionale” dei loro movimenti. Ma la consapevolezza è che comunque vada l’uno riconosce all’altro un ruolo decisivo nella scrittura delle nuove regole del gioco nella prossima legislatura. Infatti il Porcellum anche se interpretato in modo coraggioso e scaltro dai due leader, comporta una inevitabile dose di strabismo elettorale. La legge elettorale è proporzionale e dunque la corsa delle singole liste sarà autonoma e incessante alla spasmodica ricerca del singolo voto. Ma allo sesso tempo il premio di maggioranza pone l’elettorato nella condizione oggettiva di scegliere il futuro premier, e la sua maggioranza, come in un voto presidenziale. Ma il 13 aprile l’offerta elettorale, anche se diminuiranno i partiti presenti nelle coalizioni capaci di accedere in parlamento, sarà molto più ampia che in passato. Non due candidati premier (Prodi e Berlusconi), ma addirittura 6 o 7. I delusi e gli incerti potrebbero avere via di fughe interessanti, proposte non omologate al vecchio e stantio schema destra vs. sinistra, richiami ideologici e valoriali nuovamente degni di una presenza e di una piena autonomia. La diversificata offerta elettorale sarà dunque più significativa rispetto al passato. La forza aggregativa e maggioritaria delle due coalizioni maggiori sarà però garantita dal premio di maggioranza. Se alla camera la legge garantisce la supremazia maggioritaria, al senato il gioco dello spezzatino elettorale potrebbe risultare la sorpresa negativa per le attese di governabilità del paese. In quel caso Veltroni e Berlusconi dovrebbero condividere non solo le responsabilità di riscrittura delle nuove regole del gioco, ma anche le responsabilità di una intesa governativa. Cosa che non si può dire in campagna elettorale, ma che entrambi hanno messo nel conto.




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