La nuova offerta elettorale.

L’offerta elettorale al momento attuale propone all’elettorato italiano la seguente serie di opzioni.
Una sinistra radicale ed ecologista, capace di rinunciare almeno simbolicamente e semanticamente al richiamo del comunismo, non vi è ne la parola, né il simbolo della falce e del martello nel nuovo logo unitario, ma un arcobaleno vagamente pacifista. Un posizionamento chiaro, una identità complessa ma abbastanza omogenea che fa perno sull’unione di quattro partiti che chiaramente rifuggono una svolta socialdemocratica, occidentalista, aperta alle liberalizzazioni e al mercato. Bacino potenziale 10%. Sondaggi la accreditano all’8%. Leader Fausto Bertinotti.
Una area socialista/radicale, rappresentata dal Partito socialista di Boselli e dai Radicali. Abbandonati da Veltroni che ha rifiutato loro l’accordo tecnico di coalizione difficilmente riusciranno a superare la soglia del 4% alla camera e dell’8% al senato, restando probabilmente fuori dal parlamento se non entrano nel listone del PD. I sondaggi li accreditano al di sotto del 4% anche se andassero uniti. Leader Emma Bonino.
Una area riformatrice/giustizialista, rappresentata dalla nuova accoppiata Veltroni-Di Pietro. Il PD sconfessa l’idea di correre solo e libero e si allea a sinistra con il meno affine, politicamente, dei possibili alleati, ovvero l’IDV. Un accordo che può valere un +4% di voti, ma che cozza con la spregiudicatezza del progetto veltroniano declamata fino a ieri di “un partito, un simbolo, un candidato premier”. Un accordo di coalizione che avvicina numericamente il PD a Berlusconi, ma che pone seri problemi di comunicazione all’ex sindaco di Roma. Il merito del PD di aver comunque avviato il positivo processo di evoluzione del quadro politico attuale resta. La campagna elettorale dai toni di reciproca legittimazione fra i due maggiori contendenti al governo potrebbe sfumare. I sondaggi accreditano la coalizione PD-IDV al 34%. Leader Walter Veltroni.
Un area di centro apertamente antimaggioritaria e antibipolare, di vago umore confessionale, rappresentata dalla Rosa Bianca. Potrebbe rubare voti al nuovo partito centrista il movimento di Giuliano Ferrara, Aborto? No grazie!. In caso di mancato accordo Berlusconi-Casini la presenza dell’Udc in eventuale accordo con Pezzotta e Tabacci potrebbe aprire le porte del parlamento a questa unione di centro. Forte influenze vaticane, chiari programmi in difesa di scelte bioetiche e sociali in sintonia con i valori cristiani. Mastella dovrebbe non entrare in questo contenitore preferendo il listone berlusconiano, anche a costo di rinunciare al simbolo con il Campanile. I sondaggi danno l’area di centro solo con la presenza dell’Udc oltre la soglia di sbarramento del 4% alla camera e oltre quella dell’8% al senato in alcune regioni (es. Sicilia). Leader Bruno Tabacci, con l’Udc Pier Ferdinado Casini.
Un’area che si richiama al PPE, quella del PDL che assorbe i due maggiori partiti dell’ex casa della Libertà, Forza Italia e AN e che si allea solo al Nord con un forte movimento locale, la Lega, sul modello dell’alleanza tedesca in Baviera del CDU-CSU. Un listone che ancora non è un vero partito ma che si appresta a divenirlo. Al suo interno anche i fuoriusciti del governo Prodi (Dini e Mastella) e i cespugli laici/riformisti e di destra (Nucara, La Malfa, Alessandra Mussolini, Dalla Vedova, Capezzone). I sondaggi accreditano la coalizione al 45%. In caso di accordo con l’Udc di Casini addirittura oltre la maggioranza relativa. Decisiva sarà la scelta di Berlusconi di lasciare all’Udc la possibilità di utilizzare lo scudocrociato e di conferire il ruolo di allenato fuori dalla lista. Fini spinge per il no, ma l’accordo fra Veltroni e Di Pietro potrebbe spingere alla prudenza. Inoltre da oltretevere giungono suggerimenti al leader azzurro di trovare una intesa. Al momento però la rottura sembra inevitabile. Staremo a vedere. A destra invece nessun accorodo con Storace. Il rischio di gaffe fasciste e la facile critica che ne conseguirebbe ha suggerito al leader del PDL di fare a meno dei voti dell’estrema destra. Leader Silvio Berlusconi.
Una area di destra chiaramente radicata all’eredità missina, che rifiuta l’omologazione nella lista popolare, capeggiata da Francesco Storace. Un movimento che potrebbe recuperare i delusi di Alleanza Nazionale della scelta di Fini di confluire nel PDL e che potrebbe essere la vera incognita delle elezioni 2008. i sondaggi la accreditano sino ad un massimo del 3,3%, ovvero fuori dal parlamento, ma con uno 0,7 in più… Leader Daniela Santanché.


  1. Riccardo Pedergnani

    Sinceramente spero che dai circa 70 partiti attuali si possa arrivare a circa una decina, sarebbe molto utile per la stabilità dei Governi e per aiutare i cittadini a votare in base a un programma e non in base a simboli e vecchie ideologie.
    Inoltre la formazione di queste enormi coalizioni senza bandiere dovrebbe notevolmente diminuire la capacità di certi individui di saltare di qua e di la a seconda di come tira il vento forti dell’elettorato memore solo del simbolo e non di un programma o di una coerenza di pensiero!




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