L’intervento cinese in Tibet, l’offerta Air-France per Alitalia, la recessione Usa che scuote le borse internazionali, il boom del petrolio, l’allarme terrorismo. Dall’esterno del cortile italiano giungono venti tempestosi. Che riflessi potranno avere sulla campagna elettorale questi avvenimenti? Per il momento occupano l’agenda mediatica, ma sembrano essere esclusi dal dibattito politico della campagna elettorale. Lo strabismo della nostra classe dirigente porta a non valutare in modo concatenato gli eventi globali e gli effetti che essi provocano sulle scelte politiche nazionali e sulla società italiana. Si preferisce parlare ancora degli inviti della Cei a votare per i partiti che fanno riferimento ai valori cattolici, di presunti brogli, di programmi fotocopiati, di minimo salariale e di precariato. Temi importanti certo. Ma il mondo offre questioni e sfide da far tremare le vene ai polsi al futuro governo ed il fatto che la concentrazione elettorale resta opacamente rivolta a temi indigeni, obsoleti, quasi inutili rispetto alle dinamiche che decidono il nostro futuro tenore di vita, ci inquieta. C’è una difficoltà di fondo di tutta la classe dirigente italiana a volere affrontare elettoralmente questi temi. Per farlo occorrerebbe offrire agli italiani una sintesi analitica dello scenario globale e spunti interessanti sul come fronteggiare le vere sfide dei nostri tempi: l’economia globalizzata, le risorse energetiche, il dialogo tra occidente e islam. Ci si rifugia pigramente nel tranquillo dibattito nazionale, forse un po’ più pacato rispetto al passato. Poche le eccezioni che creano scandalo perché rovesciano le prospettive e utilizzano misure e proposte inattese. Tremonti appare uno dei pochi che da tempo si prepara e annuncia quello che oggi stiamo vivendo. Come nazione siamo inseriti in un contesto economico internazionale in profondo cambiamento. Il futuro ministro dell’Economia in un eventuale governo Berlusconi ha una tesi sulle cause e una diagnosi per curare gli effetti. Dall’altra parte, nel Pd, non sembra esserci nessuno che abbia svolto in questi ultimi anni un lavoro di previsione, di studio e analisi e di ricerca di nuovi modelli, anche contrari agli schemi precostituiti, come fatto da Tremonti sul tema della economia globalizzata. La partita si gioca nel mondo globalizzato e oggi la notizia dell’Istat sul disavanzo nello scambio commerciale lo dimostra. Non esistono ricette nazionali per affrontare la nuova economia del XXI secolo, perchè le dinamiche esterne incidono sempre di più sulla nostra capacità di crescita. Occorre superare i modelli economici conosciuti e applicati fino ad oggi. La Clinton ha invitato gli americani nell’ormai famoso spot tv in Texas a chiedersi chi volessero che rispondesse alle tre del mattino al telefono alla chiamata dei militari che annunciano un attacco, mentre i loro figli sono nel letto a dormire. Oggi gli italiani si devono chiedere, chi vogliono che fronteggi la sfida di una economia globale impazzita e resa ancora più instabile dall’incremento vertiginoso dei prezzi delle fonti energetiche, che ci promette che domani saremo sicuramente più poveri di ieri? Questa, forse, è la vera questione della sfida elettorale del 2008. Dare risposte chiare sul punto, oltre ad essere un dovere per chi ci chiede il voto per governare, è anche un modo efficace per convincere i tanti che ancora non hanno deciso.
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Marzo 25, 2008 alle 5:01 pm |
[...] un bivio della storia economica occidentale. I processi finanziari e marcroeconomici spinti da una globalizzazione incontrollata ci stanno portando ai margini del sistema di potere. Siamo sempre meno competitivi, [...]