Berlusconi innova la prassi costituzionale

Maggio 8, 2008 by antonellobarone

L’innovazione della prassi costituzionale nell’assegnazione (incontro informale prima delle consultazioni fra Napoletano e Berlusconi) e nella accettazione dell’incarico di governo (senza riserva e con immediata presentazione della proposta della lista dei ministri) è un segnale chiaro di come il sistema politico italiano abbia imboccato, già prima dell’esito elettorale grazie alla scelta maggioritaria del PD e del PDL, quella auspicata direzione di rinnovamento. Il nostro resta attualmente un sistema parlamentare puro in attesa di una riforma costituzionale della seconda parte della carta del ‘48, urgentemente sentita dai due maggiori gruppi parlamentari e ribadita ieri nuovamente da Veltroni, per rendere stabile e “costituzionalizzato” il nascente bipartitismo italiano. Ma intanto già la prassi costituzionale modificata in questi giorni grazie al combinato disposto della legge elettorale e dell’esito del voto popolare, compie evidenti innovazioni e quello che giurerà oggi è di fatto il primo vero e proprio governo del premier della storia repubblicana, con tutti gli aspetti positivi e negativi del caso, come sottolineato ieri dal Presidente emerito della Repubblica  Francesco Cossiga. Un governo di caratura strettamente politica, senza bisogno di esterni o tecnici di garanzia, con un gruppo di ministri espressioni di due soli gruppi parlamentari (PDL e Lega). Grazieessione di partito lla carta del ‘legge elettorale vede eletti parlmetnari scelti preventivaemnte . al Presidente emerito Co proprio alla natura ristretta e omogenea della coalizione di governo e per la forte leadership del Presidente del Consiglio si  profila l’opportunità di avere un consiglio dei Ministri che non sia più un lungo di compensazione delle differenti anime del governo, ma un board direzionale dal quale dirige la macchina dello stato e dare gerarchia alle scelte esecutive da compiere, diretto in modo più autorevole dal presidente del Consiglio, che di fatto per innovazione della prassi potrebbe divenire un vero e proprio Primo Ministro (investito direttamente dell’elettorato e leader del partito di maggioranza sono di fatto i tratti tipici dei  primi ministri dei diversi sistemi europei). Un governo, inoltre, che non solo gode di una forza parlamentare sostanziale, ma che per effetto della legge elettorale ha visto eletti parlamentari scelti  e nominati preventivamente dai leader dei partiti oggi al governo e dall’attuale Presidente del Consiglio.  Ci sono le condizioni “interne” per realizzare un processo di innovazione formale e di gestione concreta delle emergenze nazionali. Vi è la consapevolezza che lo stato dell’economia internazionale e gli stessi meccanismi macroeconomici limitano il campo delle scelte dei vari governi. Ma su questo tema l’attuale governo appare avere almeno una nuova teoria, quella antimercatista di Tremonti,  sul come affrontare la situazione. Ci sono novità politiche e istituzionali interessanti che lasciano fra gli osservatori e i cittadini crescere una attesa di svolta. In caso di fallimento l’effetto per la politica in generale sarebbe disastroso.

Nasce il governo del Premier.

Maggio 7, 2008 by antonellobarone

È nata la destra italiana, nuova e vigorosa sotto la spinta di un voto popolare impressionante. Figlia di scelte politiche escludenti (senza i democristiani e senza i nostalgici della fiamma) e con identità politiche in via di definitivo assestamento, dopo il lungo tragitto che l’ha portata dalla caduta del muro di Berlino e la stagione di tangentopoli a questa definitiva consacrazione elettorale. Una destra populista, fondata sul carisma rigenerativo e aggregante del proprio leader. Una destra territoriale, che ha issato le bandiera della sicurezza e della “identità dei popoli” come vessilli sempre più riconoscibili da diversi strati sociali e territoriali anche al di fuori della mera rivendicazione federalista, evolutasi intanto da mera richiesta autonomista o secessionista ad una più raffinata modulazione fiscale a favore dei territori trainati per l’economia nazionale. E infine una destra, che orgogliosamente si richiama ad un’anima sociale e che nella vittoria di Roma ha trovato il palcoscenico dove poter mostrare la propria abilità amministrativa e il proprio ossequio istituzionale ai simboli e alle date  della memoria repubblicane e antifasciste. Sarà una destra in grado di esprimere un governo totalmente politico, senza esponenti esterni o personaggi di tutela, come nei precedenti governi Berlusconi. Un governo del Premier, il primo della storia repubblicana. Il popolo desidera soprattutto che sia un governo capace di cambiare il paese ed affrontare la crisi economica e sociale che lo attanaglia. Un governo che decida, che governi, che sia un grado di darsi una gerarchia e una agenda politica e che la detti al mondo della informazione e che non la subisca, capace di modificare in fretta anche il forte pregiudizio che permane nell’opinione pubblica e nei media internazionali.

 

Dall’altra parte del campo la sinistra come l’abbiamo conosciuta fino a ieri non esiste più. Il Pd di Veltroni appare altro sia dalle moderne socialdemocrazie, sia dagli storici eredi dei partiti socialisti europei o del Labour inglese. Persegue una via maggioritaria e autonoma priva di una forte identità politica, in vista di future rivincite, e si appresta a costruire insieme al governo una stagione costituente per dare forma “legale” al nascente bipartitismo italiano. Eppure al suo interno già ci si interroga se la strada tracciata da Veltroni oltre la sconfitta sia quella giusta. Dopo l’esito elettorale il dubbio di aver escluso la sinistra radicale e i socialisti diviene un tarlo per un area consistente del partito che deriva la sua storia politica direttamente dal PCI di Berlinguer. D’Alema e Bersani in testa ragionano su nuovi cartelli elettorali, su nuovi fronti comuni da contrapporre al “nemico” Berlusconi e alla sua creatura politica, in vista sia degli appuntamenti imminenti (europee del 2009 e regionali del 2010) sia per quelli più lontani (politiche 2013).

 

Dunque, mentre la destra costruisce passo dopo passo una sua nuova e credibile identità complessiva anche se multiforme e a volte ancora contraddittoria, dandosi però un confine identitario escludente, pari all’8% dell’elettorato che non ha votato Pd e i partiti alla sua sinistra, l’attuale opposizione appare smarrita in mezzo al guado. Tornare indietro verso la sponda di partenza, ricongiungendosi ai vecchi compagni del governo Prodi (comunisti, verdi, socialisti) oppure proseguire il viaggio verso una autosufficienza politica e programmatica (magari includendo l’area cattolica dell’Udc) che consentirà in futuro di presentarsi con maggiori chance di vittoria davanti all’elettorato con un progetto politico sempre più chiaro e omogeneo?

 

La sensazione è che il bipartitismo italiano nei prossimi anni sarà rappresentato da una destra meno “liberale” e più sociale,  affascinata delle nuove teorie anti-globalizzazione (Alemanno e Tremonti), con un progetto meno urlato e più concreto di rafforzamento della politica fiscale a vantaggio dei territori, la cui ispirazione ai valori del PPE sarà più un richiamo di facciata che una vera identità politica.   Dall’altro lato da un’area di centro-riformista, non più definibile di sinistra o di centro-sinistra, che delle idee originarie del socialismo e della socialdemocrazia europea potrà attingere sempre con più difficoltà cercando un estremo sforzo per dover far sintesi con le sue componenti “confessionali” e liberiste. A D’Alema la prospettiva che non esista più una sinistra degna di questo nome rappresenta il punto dirimente delle prossime scelte politiche del Pd. E di conseguenza sulle dinamiche del nascente bipartitismo italiano.

Sondaggio Digis per SkyTG24, gli italiani chiedono a Berlusconi di risolvere il problema carovita

Aprile 15, 2008 by antonellobarone

La prima cosa che italiani chiedono al nuovo governo Berlusconi è risolvere il problema del carovita.

Il dato emerge dal sondaggio effettuato il 13 e 14 aprile dalla Digis per SkyTg24.

Il 60 % degli italiani individua nel carovita la prima urgenza che il nuovo esecutivo deve affrontare, l’11% del campione ritiene prioritario sostenere con politiche mirate la centralità della famiglia, il 10% desidera che il governo abbatta i costi della pubblica amministrazione, il 7% chiede più agevolazioni per le imprese e un altro 7% ritiene urgente affrontare il tema sicurezza, solo il 5% vuole che il governo dia attuazione ad una riforma del sistema giudiziario.

La rivelazione ha anche sondato altri aspetti dalla attualità politica connessa al voto politico.

Il 65% degli italiani ha dichiarato di non essere stato controllato dai presidenti di seggio al momento di entrare in cabina elettorale  per verificare l’eventuale possesso di cellulari.

Il 93% degli intervistati ha ritenuto semplice poter esprimere il voto alla lista preferita, ritenendo chiara la scheda elettorale e la modalità di voto.

Analisi del voto.

Aprile 15, 2008 by antonellobarone

Ha vinto il nord, ha vinto il coraggio di Berlusconi di semplificare il quadro politico lasciando fuori dalle coalizioni pezzi importanti di consenso antisinistra (Udc e La Destra): ovvero ha rinunciato all’’8% degli elettori pur di ritrovarsi affianco solo alleati ai suoi occhi fedeli. Il paese così avrà un governo stabile numericamente e ristretto ed omogeneo politicamente. La strategia di Berlusconi è stata vincente. Ha conquistato tutte le regioni in bilico (Lazio, Abruzzo, Sardegna, Calabria e Liguria) al senato e ha straripato al Nord grazie al dato eccezionale delle Lega. Premiata la battaglia su Alitalia, divenuta icona di quel nord che crede di poter ancora far volare il paese.

Il Pdl e il Pd non superano il 40% ma la strategia delle microalleanze con Lega e l’Mpa e l’Idv è risultata premiante, soprattutto per Bossi e Di Pietro, che fanno sfruttato al meglio la presenza del loro simbolo (storico) nella scheda elettorale. Si salva Casini che entra in tutti e due i rami del parlamento, ma con un ruolo che politicamente diviene marginale. Sarà interessante valutare il dato dei flussi elettorali dello scudo crociato. Probabilmente recupera molto dall’ex elettorato della Margherita e cede voti al Pdl. Ora Casini deve inventarsi un futuro e non sarà facile.

Scompare la sinistra comunista dal parlamento. L’operazione arcobaleno è stata fallimentare, oltre ogni pessimistica previsione.  La lista guidata da Bertinotti perde consenso sia a sinistra verso i partiti che si rifanno esplicitamente al comunismo (Sinistra Critica e PCL) che a destra verso il Pd che ha attratto elettori pragmatici grazie all’idea del voto utile per la governabilità.

La Destra non si espande oltre il 2,5% .

La transizione politica si avvia alla sua fuoriuscita dal tunnel, ma non è ancor finita.

Berlusconi probabilmente dividerà il suo impegno da un lato a governare il difficile momento di crisi che attanaglia il paese e dall’altro aprirà il tavolo delle grandi riforme istituzionali e sociali che l’Italia attende insieme alla opposizione.

Berlusconi vuole lasciare un segno concreto nella storia della repubblica italiana. Nei prossimi 5 anni cercherà di modificare la seconda parte della costituzione e conseguentemente la forma di governo. L’Italia da un sistema parlamentare puro passerà ad un sistema con un maggior potere nelle mani dell’esecutivo.

Infine sarà riscritta la legge elettorale, probabilmente sul modello spagnolo.

Il primo vero “governo del premier” della storia italiana.

Aprile 14, 2008 by antonellobarone

Qui potete leggere la previsione scritta il 27 febbraio. I dati ufficiali ormai li conoscete.

Le corse clandestine, informazione, legislazione e internet.

Aprile 9, 2008 by antonellobarone

La campagna elettorale del 2008 sarà ricordata come la campagna alla camomilla, e a poco servono queste ultime ore di bagarre dialettica fra Veltroni e Berlusconi, per modificarne il giudizio. Ma probabilmente gli osservatori più attenti, che hanno passato questi 50 giorni di campagna soprattutto in rete, la ricorderanno anche come la prima campagna elettorale in cui il sistema informativo classico, basato sugli old media, ha mostrato tutte le crepe che ben presto lo porteranno ad una fisiologica ristrutturazione. L’informazione viaggia in rete. Libera e senza vincoli editoriali. È sempre più uno scambio spontaneo, non mediato da interessi editoriali. Svincolato dalle logiche economiche e abbastanza spregiudicato da violare o aggirare le norme, stupide, che imbavagliano l’informazione. Il caso più evidente è quello delle corse clandestine di cavalli regionali che stanno appassionando migliaia di blogger e che nessun giornale o televisione ha il coraggio di raccontare, neanche come puro fatto di cronaca. La rete dimostra fantasia e coraggio nel perseguire un semplice obiettivo: informare senza censure. Ma allo stesso tempo il fatto stesso che manchi una certezza sulla validità delle informazioni immesse in rete, dimostra come in un era in cui l’informazione non è coercizzabile, tutte le norme che in qualche modo la vincolano, producono l’esatto effetto contrario rispetto allo scopo per le quali quelle stesse norme sono state scritte. L’art. 8 della legge n. 28/2000 è figlia di un mondo vecchio di guardare all’informazione, vecchio come i legislatori che l’hanno scritta e approvata. Alla fine di questa campagna elettorale ci chiediamo con terrore: quanti parlamentari nella nuova legislatura avranno le conoscenze necessarie per legiferare in modo coerente in tema di informazione con la realtà tecnologica che ormai pervade la nostra vita? Tutti, pochi, nessuno?

GOTV, Proforma invita al voto.

Aprile 8, 2008 by antonellobarone

 

 

Anche in Italia arriva a pochi giorni dal voto una campagna GOTV. Un invito ai cittadini ad andare a votare ed esprimere il proprio voto. La campagna è una iniziativa spontanea della agenzia Proforma. In Spagna Zapatero sull’idea del voto da esprimere comunque con tutta la propria forza al di là dell’appartenenza politica ha costruito tutta la sua campagna. Lo spot  era davvero bello: il viaggio, l’idea della sacralità del voto, la differenza di opinioni fra la madre e il figlio che l’accompagna al seggio, la musica di sottofondo. L’idea chiave dello spot di Proforma sembra invece suggerire più che una condivisione del “sacro” gesto elettorale, l’idea  che lasciare le mani libere agli altri (quelli che votano) può essere pericoloso per chi non si esprime. Il tono e l’atmosfera sono più cupe e castrofobiche (l’assenza di musica iniziale) rispetto al viaggio dello spot spagnolo e al clima di solidarietà e di apertura. In qualche modo appare chiaro che l’invito al voto in questo spot è rivolto a tutti quelle che farebbero bene a votare perché c’è da avere paura se a votare fossero solo i propri nemici politici. Più che un invito agli astensionisti convinti o agli indifferenti, appare una chiamata alle armi di una parte politica ben determinata e delusa dalle precedenti esperienze politiche. Bella l’iniziativa, lodevole la gratuità della campagna, ma più che uno spot GOTV in senso lato, appare una operazione rivolta ad una precisa parte politica. Per altri info sull’argomento GOTV andate qui.

Senato, delegittimazione preventiva!

Aprile 8, 2008 by antonellobarone

La polemica sulle schede elettorali, la battuta di Bossi e la rigidità formalista del Ministro Amato stanno preparando un pericoloso clima in vista dell’esito del voto. La vittoria al senato si giocherà su poche migliaia di voti in 4 regioni (Lazio, Abruzzo, Calabria, Sardegna). Imbastire una polemica così forte sulla scorrettezza delle schede da un lato e negare in modo preventivo qualsiasi tipo di soluzione alternativa dall’altro, dimostra come tutta la politica italiana abbia imboccato l’autostrada che porta dritti alla delegittimazione preventiva dell’esito elettorale. La legittimità del voto e il principio di legalità sono due pilastri dell’architettura costituzionale che non possono entrare in conflitto. Ma come sempre i principi si contemperano ed è compito di chi governa (il potere esecutivo) trovare il modo per prevenire situazioni di palese contrasto e di presunta illegittimità. Nelle elezioni del 2006 lo stile e il basso profilo del Ministro Pisanu ebbero un differente impatto sulla campagna elettorale. Pisanu non utilizzo la notizia dell’arresto di Provenzano a fini propagandistici e dimostrò una correttezza istituzionale impeccabile nella notte dello spoglio. Amato è stato invece protagonista delle ultime polemiche di questi giorni: la riammissione del simbolo della DC di Pizza e il caso appunto delle schede elettorali. In entrambi gli episodi non è apparso garante imparziale. Ma ormai le schede con i simboli posti in verticale anziché in orizzontale non si stamperanno più e anche il simbolo della DC di Pizza non sarà presente. Lunedì pomeriggio il dato interessante da commentare alla luce di questa ultima settimana di campagna elettorale sarà quello sulle schede nulle e contestate. La democrazia italiana si appresta a vivere un remake della notte del 9 aprile o peggio lunghe settimane di polemiche come nell’elezioni americane fra Bush contro Gore. È l’effetto della parcellizzazione dell’esito elettorale affidato ai premi di maggioranza regionali al senato. Il senato è stato il tema della campagna elettorale e sarà al centro della polemica sulla quale saremo chiamati a riflettere dopo il voto.

I sondaggi pubblicati nei giorni scorsi non leggeteli!

Marzo 29, 2008 by antonellobarone

 

Legge n. 28 in vigore dal 23 febbraio 2000

Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica

Art. 8.
(Sondaggi politici ed elettorali)

1. Nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni è vietato rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull’esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto.

Il problema senato? I ragazzi di Proforma lo risolvono per D’Alema!

Marzo 29, 2008 by antonellobarone

Bello spot dei ragazzi di Proforma per il loro cliente Massimo D’Alema impegnato in una serrata campagna elettorale nel Meriodione, in particolare in Campania e Puglia.